di Giada Maria Baldassano – classe IIIC Liceo Scientifico “Enrico fermi” di Sciacca – partecipante al Premio Giornalistico Enzo Porrello”.
Negli ultimi anni la cosiddetta “fuga di cervelli” è sempre più un fenomeno in grande crescita.
Migliaia di giovani laureati e professionisti scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di condizioni di lavoro migliori.
Le cause principali di questa scelta sono legate alla carenza di strutture aziendali capaci di garantire lavoro a tempo indeterminato, al fatto che sono poche le aziende che vogliono investire sui giovani e agli stipendi molto bassi.
Nel biennio 2023/2024 la Sicilia ha fatto registrare una massiccia emigrazione interna, contribuendo significativamente alla perdita di residenti del Mezzogiorno a favore del Centro-Nord.
Nel 2025 sono stati oltre 15.000 i siciliani che hanno scelto di trasferirsi all’estero e negli ultimi dieci anni 56.000 laureati siciliani hanno lasciato l’isola.
Le conseguenze del fenomeno sono sempre più gravi e sotto gli occhi di tutti: la Sicilia rallenta il proprio sviluppo economico e culturale e diventa difficile per noi giovani immaginare un futuro migliore restando nella nostra terra.
Sono tantissime le storie di giovani eccellenze costrette a lasciare la propria terra di origine.
Tra esse è emblematica quella di Giuseppe Turturici, 25 anni, originario di Caltabellotta.

Oggi ingegnere gestionale per una grande azienda di Milano, ha un curriculum prestigioso maturato dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Scientifico E. Fermi di Sciacca, impreziosito dall’onorificenza di “Alfiere del Lavoro”, ricevuta per mano del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2019, per essersi posizionato tra i migliori 25 studenti d’ltalia. Poi la laurea conseguita in tempo record al Politecnico di Torino ed esperienze all’estero in varie città europee.
L’ho incontrato ed intervistato.
– Come mai hai deciso di lasciare la Sicilia?
<<Quando ho conseguito il diploma sono stato attratto dalla presenza di corsi di laurea di mio interesse al Politecnico di Torino, poi sono rimasto fuori perché non sarei riuscito a raggiungere i miei obiettivi lavorativi in Sicilia>>
– Ti definiresti un “cervello in fuga”?
<<Non mi definirei un cervello in fuga perché per me la parola “fuga” ha un’accezione negativa, significa scappare. Tutto dipende dalle proprie ambizioni: se avessi intrapreso altri percorsi, probabilmente sarebbe stato più facile rimanere in Sicilia.>>
– Intendi riportare in Sicilia le conoscenze apprese?
<<In futuro mi piacerebbe molto ritornare, ma penso che per il lavoro che attualmente mi vede impegnato sia un pò difficile trovare spazio in Sicilia>>
– Pensi che si potrebbero aprire occasioni di lavoro e prospettive per garantire il ritorno ai giovani che come te si sono formati fuori?
<<Dipende molto dal settore che si sceglie, secondo me ci sono settori, come quelli riguardanti i beni culturali o il turismo, che in Sicilia potrebbero garantire più occasioni lavorative rispetto ad altri>>
– Cos’è che fuori manca e che in Sicilia è naturale avere?
<<Amo la mia Terra e secondo me quello che manca altrove sono le tradizioni alle quali sono molto legato, nelle grandi città se ne sente molto la mancanza>>
– Quale pensi che sia il maggior potenziale dell’Isola che non viene adeguamento espresso?
<<Noto che manca la capacità di fare sistema, di fare squadra, in maniera vincente e disinteressata>>
– Nonostante la tua scelta lavorativa, perché secondo te vale ancora la pena credere in questa nostra Terra?
<<Vale la pena lottare e crederci ancora perché siamo tutti siciliani, siamo nati e cresciuti qui, questa continua ad essere la nostra Terra, e per questo va difesa>>
L’intervista a Giuseppe Turturici ci dimostra che dietro la “fuga di cervelli” si celano sogni e scelte difficili. Ascoltare le storie di chi ha dovuto lasciare la propria Terra può fare riflettere noi giovani e farci agire affinché la scelta di rimanere non rappresenti più un sacrificio.
La creazione di aziende e di opportunità capaci di offrire lavoro a noi giovani è il primo passo da compiere per iniziare a valorizzare la nostra Terra.
La Sicilia non è semplicemente isola, ma rappresenta anche tutto quello che nell’antichità ci hanno lasciato Greci, Romani, Arabi e Normanni, un luogo di incontro e di scambio di popoli d culture, un ponte tra passato e futuro. Tocca a noi valorizzare tutto ciò e investire sul futuro, innanzitutto con il turismo.
Giada Maria Baldassano – classe IIIC Liceo Scientifico “Enrico fermi” di Sciacca – partecipante al “Premio Giornalistico Enzo Porrello”.