Oggi doveva essere il primo giorno della “festa scialusa” per eccellenza: il Carnevale di Sciacca.

Sciacca avrebbe dovuto essere un’esplosione di musica, coriandoli e colori, e invece tutto è fermo. Il brutto tempo ha vinto, ma la vera sconfitta è un’altra: vedere quei giganti di cartapesta sotto teli di plastica di fortuna perché, dopo decenni di promesse, non siamo ancora capaci di dare ai maestri carristi dei capannoni degni di questo nome.

C’è poi, in questi giorni anche un’espressione che rimbalza sui social e nei bar con una leggerezza che mi irrita: “Eh, quanto mi dispiace per il Carnevale”.

Ve lo dico con tutta l’onestà del mondo: io non sono mai stata una fanatica della cartapesta. In casa mia il Carnevale era un rumore di fondo, qualcosa che “capitava” agli altri.

Eppure, quest’anno tutto è cambiato e la mia visione si è fatta più profonda. Grazie al progetto ServireSciacca DENTRO IL CARNEVALE, l’ingresso nei garage mi ha permesso di osservare da vicino e toccare con mano il lavoro e la passione che animano la festa; ho smesso di guardare per iniziare a vedere. Ho respirato l’odore acido della colla, ho visto le scintille dei flex e ho incontrato sguardi che brillano di una passione che sarebbe impossibile spiegare a parole.

Proprio perché quest’anno ho toccato con mano quella realtà dove il senso di famiglia e appartenenza la fanno da padrone, non posso accettare la sufficienza con cui si liquidano mesi di sacrifici di un esercito di persone mai stanche di dare lezioni di resilienza. È una presa di posizione necessaria, la mia, contro chi liquida una mole di lavoro con un semplice commento sarcastico: qui non si parla di folklore, si parla di dignità.

Una dignità che si riflette nel tanto duro lavoro di mesi e mesi, fatto di sacrificio e un pizzico di follia.

Carristi, modellatori e decoratori  vogliono stupire spettatori e competitori realizzando carri maestosi con personaggi dotati di effetti, luci e movimenti speciali; coreografi e ballerini si esibiscono in danze sempre più elaborate; le sarte si esprimono con costumi ricercati ed originali; copionisti e musicisti lavorano affinchè attraverso il ritmo della festa l’entusiamo sia prorompente assicurando una parentesi di spensieratezza nel periodo più pazzo dell’anno; e poi tanti tanti appassionati che contribuiscono al successo della festa.

Oggi, dovremmo essere arrabbiati. Dovremmo indignarci perché un’eccellenza così grande viene messa in ginocchio dal cattivo tempo ma soprattutto perché mancano le infrastrutture minime, che agevolerebbero la vita dei componenti delle associazioni e permetterebbero un montaggio sicuro ed efficiente. Il Carnevale non accade per magia, accade per testardaggine, accade per la volontà di chi, per spirito di tradizione, continua a crederci e a far vivere la festa sempre e comunque.

E allora, prima di pronunciare quel “mi dispiace”, provate a guardare oltre: osservate le mani sporche di colla e gli occhi stanchi di chi resiste nei garage di fortuna. Guardate la tristezza dei ragazzi che vedono svanire mesi di prove e coreografie, o la frustrazione di un intero comparto commerciale che in questi giorni riponeva la speranza di una boccata d’ossigeno. Fermatevi, perché dietro la festa c’è il respiro di un’intera economia e l’anima di una comunità. Forse capirete che il Carnevale non ha bisogno dei vostri commenti superficiali, ma del vostro silenzio rispettoso. O ancora meglio, del vostro orgoglio.

Invece di “mi dispiace”, provate a dire “grazie”. Anche se non siete fan, imparate a riconoscere il valore della fatica degli altri, del loro sacrificio e perché no della lora follia. Perché Sciacca la sua principale tradizione popolare, fatta dal popolo per il popolo, la difende con i denti. E io, quest’anno, l’ho visto con i miei occhi.

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Di FILENA RIZZUTO

Sono esperta in comunicazione internazionale e mi occupo di ospitalità di lusso.In questi anni ho capito che in vacanza la vera ricchezza è scoprire le cose semplici e genuine del paese in cui si è ospiti. Per questo adoro condividere le tradizioni, la bellezza e il buon cibo e racconto piccole storie che fanno grande la nostra storia, provando a stuzzicare il piacere della scoperta di Sciacca e delle "cose" di Sicilia.