
Come era assai facile prevedere la presa di posizione dei sacerdoti di Sciacca sul doppio week-end del Carnevale in tempo quaresimale, a seguito dello slittamento di una settimana a causa del maltempo, sta facendo molto discutere sui social.
Come sempre avviene in questo tipo di dibattito sotto forma di commenti, ognuno dice la sua senza alcuna volontà di prendere in considerazione il diverso punto di vista altrui. Ed uscendo spesso completamente fuori tema.
Non si tratta tra l’altro di un confronto di idee suscettibile di contribuire ad un avvicinamento delle posizioni contrapposte sull’argomento, perché la questione su cui si “dibatte” è frutto dei tempi che viviamo e quindi del più comune modo di pensare odierno: essendo la mentalità corrente quasi del tutto secolarizzata, riesce ai più davvero difficile prendere in considerazione argomentazioni di carattere, diciamo così, di ispirazione religiosa…
Non intendiamo in alcun modo prendere posizione sull’argomento, perché è giusto rispettare entrambi i diversi modi di pensare, ciascuno dei quali peraltro porta in sé alcuni elementi di verità.
Vorremmo solo mettere in evidenza, se ci riusciamo, alcuni di questi aspetti di verità, con l’intento di contribuire ad un maggior rispetto del punto di vista “altrui”.
Partiamo dalla posizione di chi sostiene che non è giusto far svolgere la festa di Carnevale in periodo quaresimale.
La Quaresima non è “una tradizione” come ha affermato un lettore. Per un cattolico è, o dovrebbe essere, un “tempo” speciale di conversione personale e di preparazione a vivere un altro tempo dell’anno liturgico immediatamente successivo, quello più importante per ogni cristiano, ossia il triduo pasquale, che ripercorre passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
In questo tempo speciale della Quaresima il divertimento, assai importante per la vita di ogni uomo e quindi anche di un cattolico osservante, dovrebbe lasciare spazio alla riflessione, alla meditazione, alle azioni di misericordia, e se del caso anche al digiuno e alla penitenza.
Non a caso il calendario ha da sempre collocato tradizionalmente i tre giorni di Carnevale in quelli immediatamente precedenti il Mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio della Quaresima.
È accaduto invece che la progressiva secolarizzazione della società e la trasformazione in business economico delle principali festività, Carnevale in primis, abbiano fatto pian piano smarrire la consapevolezza di quanto possa essere importante il rispetto dei “tempi” che regolano la nostra vita:
“C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare” ci ricorda il testo sacro per eccellenza, la Bibbia, e lo stesso pensiero è stato espresso anche da autorevolissime fonti più decisamente laiche.
Merita quindi rispetto la posizione di chi ritiene che la confusione dei “tempi” della nostra vita, e con il prevalere di quelli “collettivi” organizzati e imposti dal business economico oltre che da una malintesa essenza laica della vita sociale, possa essere dannosa e possa esserlo anche ai fini educativi delle giovani generazioni.
Tuttavia, è probabilmente un dato di fatto che siamo ormai andati troppo oltre per poter riuscire a fare marcia indietro.
È altrettanto comprensibile che non si comprenda come, con lo sdoppiamento del Carnevale in due settimane, possa diventare un problema il fatto che entrambi i week- end festivi vengano previsti dentro la Quaresima, mentre un solo week-end veniva accettato e non provocava comunicati stampa. Si potrebbe magari obiettare che il troppo storpia, e che i sacerdoti di Sciacca hanno deciso di rendere pubbliche le proprie considerazioni solo quando la esplicita sottovalutazione del senso della Quaresima si è duplicata, ma se una cosa viene considerata inopportuna e sbagliata in sé dovrebbe esserlo in ogni caso, anche per un solo fine settimana. Sulle questioni di senso valoriale le “mediazioni” non servono.
E infine l’aspetto degli interessi economici legati ormai al Carnevale, e non solo per quanto riguarda la “privatizzazione” dell’organizzazione. Questi aspetti sono diventati oggi assolutamente rilevanti e prevalenti, piaccia o non piaccia, e in un contesto sociale ormai quasi del tutto laico e secolarizzato è pressoché inevitabile che non ci sia di fatto partita tra business economico ed esigenze di tempo quaresimale, piaccia o non piaccia, giusto o sbagliato che sia.
Detto questo, sarebbe importante e auspicabile che ogni parte potesse continuare a dire sempre la sua senza il timore di inopportuni commenti sui social e che la controparte impari a mettersi in una posizione di rispettoso ascolto.
Con questo spirito riproponiamo qui di seguito i contenuti del comunicato dei sacerdoti di Sciacca, formulato sicuramente con lo stile di chi vorrebbe aprire un dialogo e un confronto civile, e non inutili contrapposizioni:
*Comunicato dei sacerdoti della città di Sciacca*
“In questi giorni abbiamo raccolto le riflessioni, talvolta anche le fatiche interiori, di tanti fedeli e cittadini riguardo allo svolgimento delle manifestazioni carnevalesche in tempo di Quaresima. Desideriamo anzitutto esprimere sincera stima e riconoscenza verso quanti, con passione e sacrificio, lavorano per il Carnevale: i carristi, gli artisti, i giovani impegnati nelle esibizioni e tutte le persone che, anche attraverso questa tradizione, contribuiscono alla vita culturale e sociale della nostra città. Il Carnevale è parte della storia e dell’identità di Sciacca e la Chiesa non ne disconosce il valore umano e comunitario. Proprio per questo riteniamo importante custodire anche il significato dei tempi liturgici. La tradizione cristiana, condivisa per secoli dalla nostra gente, ha sempre collocato il Carnevale come tempo di festa prima dell’inizio della Quaresima, che prende avvio con il Mercoledì delle Ceneri.
Dal giorno delle Ceneri, infatti, la comunità cristiana entra in un periodo particolare: quaranta giorni di conversione, preghiera, carità e sobrietà, preparazione alla Pasqua del Signore. Non si tratta di opporre fede e vita civile, né di limitare una manifestazione popolare, ma di rispettare la natura propria dei tempi: alla festa segue il tempo del raccoglimento. Come ricorda il libro del Qoèlet: «C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare» (Qo 3,4). Per questo, con spirito costruttivo e nel rispetto delle istituzioni e degli organizzatori, chiediamo che per i prossimi anni si possa programmare per tempo il calendario del Carnevale affinché esso si concluda con il Martedì grasso, secondo la tradizione, lasciando al periodo quaresimale il suo carattere proprio. Riteniamo che questa attenzione non sia un privilegio confessionale, ma una forma autentica di laicità: la capacità, cioè, di riconoscere e rispettare anche la dimensione religiosa che appartiene profondamente alla storia, alla cultura e alla sensibilità di una larga parte della nostra popolazione. Affidiamo questo desiderio alla collaborazione e al dialogo tra tutte le componenti della città, certi che il rispetto reciproco aiuterà tutti a custodire sia la gioia della festa sia la profondità del tempo quaresimale.
*I sacerdoti della città di Sciacca*