E’ una constatazione di fatto e non di adesso. La festa della Madonna del Soccorso e il Carnevale sono due eventi ravvicinati che, per motivi di “calendario” diciamo così, hanno determinato ogni anno un rapido passaggio da un momento di grande religiosità, vissuto visceralmente dal popolo sciacchitano a un altro periodo altrettanto vissuto con trasporto e passione che è quello della kermesse carnascialesca. Sono due anime dello stesso corpo: quello di una città che vive e si agita all’interno di una basilica ma anche all’interno di un capannone.

Due “popoli” che per mesi e settimane vivono una vita parallela in un sommerso , un “dietro le quinte” per poi emergere e manifestarsi con un tripudio di entusiasmo che trascina la città in un vortice di fede e subito dopo di euforia collettiva. Non sono nemiche tra di loro queste due anime. Sì i soggetti protagonisti sono diversi, diversissimi per cultura e formazione, ma non necessariamente contrapposti. E a dare il suggello a questa potentissima coppia é stato il posto che il nostro Arciprete Lo Bello ha dato nel suo discorso davanti a una piazza stracolma prima dell’entrata della vara della Madonna ai carristi di Sciacca. “Un pensiero che forse a molti sembrerà insolito…giovani uomini e donne che con sacrificio e passione ogni sera si ritrovano per preparare i carri di Carnevale...” “La vostra presenza qui, oggi, ci ricorda che tradizione religiosa e cultura popolare possono camminare insieme…Eccoci. Nella Sciacca dalle cento anime, in questa particolare circostanza e momento, due di queste stanno dimostrando di voler fare tanti passi avanti per il futuro della città: quella spirituale, religiosa e sacra vuole inglobare e connettersi con tante altre finora rimaste ai margini e quella “profana” che racchiude un popolo che lavora incessantemente nel freddo di spazi inadeguati e nelle viscere della città per emergere con tutta la sua creatività nei giorni di Carnevale. Sono due anime di tutti noi e ci definiscono, ci identificano come comunità. Non per niente nell’uno e nell’altro caso il numero da celebrare è 400.