Il nuovo arciprete di Sciacca, don Calogero Lo Bello, era il personaggio più atteso, quello su cui si sono accentrati negli ultimi giorni gli occhi e la curiosità un pò di tutti. 

Dopo il “rodaggio” dei primi mesi, sicuramente a lui necessari per ambientarsi e iniziare a conoscere la realtà sociale ed ecclesiale in cui l’Arcivescovo lo ha assegnato per svolgere il suo nuovo servizio pastorale, il ricchissimo programma di eventi e celebrazioni che ha accompagnato il quarto centenario della elezione popolare di Maria Santissima del Soccorso a patrona di Sciacca e della Sua processione per le vie della città rappresentava un vero e proprio banco di prova a cui il nuovo arciprete doveva inevitabilmente sottoporsi per conquistarsi, anche lui, una sorta di “legittimazione” popolare in termini di empatia, di approvazione e favore da parte del popolo schiacchitano.

E probabilmente Don Calogero Lo Bello questa approvazione generalizzata se l’è conquistata sul campo, ben precisando che si tratta di una nostra personale lettura del sentiment popolare, senza alcuna presunzione di formulare giudizi né tantomeno di saper scientemente analizzare il pensiero comune prevalente.

Don Calogero Lo Bello ha saputo entrare nel vivo dell’organizzazione e dello svolgimento dei tanti eventi, sino al momento finale della oceanica processione, con personalità, autorevolezza, carisma, capacità decisionale, attenzione ai particolari, capacità di fare squadra e di essere suscitatore di “comunità”.

Non ha esitato a introdurre cambiamenti là dove lo riteneva necessario, senza peraltro stravolgere nulla, e si è collocato al centro della scena con la naturalezza di chi lo fa senza mettere da parte gli altri. 

Insomma, l’esame sembrerebbe superato a pieni voti e l’apprezzamento più significativo, anche se Don Calogero non può comprenderlo, è stato il seguente: “Ricorda molto Padre Falanga…”che per chi non lo sapesse è considerato a Sciacca una sorta di numero uno istituzionale in fatto di arcipreti.

Di Don Calogero Lo Bello vi proponiamo qui di seguito una brevissima intervista che gli abbiamo fatto durante la processione, il link che riconduce all’incontro di Don Calogero con noi di ServireSciacca nei giorni immediatamente precedenti la processione del quattrocentesimo anniversario e l’intero testo del discorso con cui si è rivolto a migliaia di persone sul sagrato di Piazza Duomo immediatamente prima del rientro in chiesa della Madonna. 

Carissimi fratelli e sorelle, amatissimo popolo di Sciacca, nel silenzio che segue il cammino, quando i passi si fermano e il cuore resta in ascolto, comprendiamo che questa processione non è solo un rito: è una confessione pubblica di fede, un atto di memoria viva, un lasciarsi attraversare da Dio, un gesto collettivo con cui Sciacca ha detto ancora una volta:

“Non siamo soli”.

Al temine di questo cammino, desidero rivolgere un ringraziamento sincero e doveroso al Sindaco Fabio Termine, all’Assessore Dimino, all’Amministrazione e al Consiglio Comunale, che hanno sostenuto e finanziato i festeggiamenti. In un tempo segnato da complessità politiche e sociali, questo gesto dimostra che le radici spirituali di una città non sono un costo, ma un investimento per la comunità. Come ricorda il Direttorio su pietà popolare e liturgia, le feste religiose autentiche “educano alla fede, rafforzano il senso di appartenenza e aprono alla solidarietà”.

Un deferente e riconoscente saluto va alle autorità militari, segno concreto di servizio allo Stato e dedizione al bene comune; in particolare al Commissariato di Pubblica Sicurezza, nella persona della Commissaria Chiara Sciarrabba, per la presenza attenta e il prezioso servizio svolto; al Corpo della Polizia Municipale e a tutte le autorità civili presenti, per l’impegno quotidiano al servizio della comunità.

Desidero esprimere un sentito ringraziamento alla Croce Rossa Italiana e alla Protezione Civile, presenze vigili e discrete che vegliano sulla sicurezza di tutti e trasformano la carità in servizio concreto e a quanti hanno predisposto e curato il piano di sicurezza, permettendo che la festa si svolgesse nella serenità, nell’ordine e nel rispetto di tutti.

Un pensiero di gratitudine va al Comitato organizzativo, a tutti i suoi membri e ai Presidenti delle Cooperative Marinare, che con dedizione, spirito di collaborazione e amore per la città custodiscono e tramandano una tradizione che è fede vissuta e identità condivisa. Un ringraziamento speciale al direttore artistico Salvatore Monte, per il servizio instancabile, svolto con amore e responsabilità.

Un ringraziamento particolare va anche a tutti gli operatori pastorali della Basilica, che con dedizione quotidiana rendono viva la fede della comunità e trasformano il servizio in testimonianza concreta; alle Figlie di Maria, custodi di una devozione semplice e profonda; ai cantori della Basilica di Maria Santissima del Soccorso, e al coro interparrocchiale che con il canto ha elevato la preghiera di tutti, aiutandoci a lodare Dio e a entrare più intensamente nel mistero celebrato.

Infine, un sentito ringraziamento a tutti i sacerdoti, che accompagnano il popolo di Dio nel cammino della fede, della speranza e della carità, rendendo le celebrazioni di questi giorni un vero momento di comunità e di grazia condivisa.

A nome di tutta la città il mio saluto speciale va alle comunità americane di Boston e Norristown, che con devozione e affetto rimangono profondamente legate a Sciacca. La loro presenza oggi è segno che la nostra città non vive solo tra le sue strade, ma nel cuore di chi, lontano, continua a custodire memoria, tradizione e fede. Grazie ai sacerdoti americani che li accompagnano, portando la preghiera e l’amore per Maria Santissima del Soccorso oltreoceano. Un saluto deferente e riconoscente a Monsignor Jhonn Marino, la cui guida pastorale arricchisce la nostra festa e ci ricorda che la Chiesa è comunità che supera ogni confine.

Un pensiero che forse a molti sembrerà insolito, ma che desidero rivolgere con affetto e vicinanza, va ai gruppi dei carristi, che nei giorni scorsi ho avuto il piacere di incontrare. Giovani uomini e donne che, in queste settimane, si ritrovano ogni sera con passione, creatività e sacrificio per preparare i carri del Carnevale. La vostra presenza oggi è un segno luminoso: ci ricordate che la fede non vive solo nelle chiese, ma anche dove si lavora insieme, si costruisce bellezza e si custodisce memoria. Come dice il Libro dei Proverbi: “Chi lavora con le proprie mani sarà benedetto” (Pr 14,23), e come ci ricorda San Paolo:

Ogni cosa che fate, fatela con amore” (1 Cor 16,14).

Ogni vostro gesto è preghiera silenziosa, servizio alla comunità, costruzione di un bene condiviso. Madre Santissima del Soccorso, oggi Ti affidiamo questi giovani: custodi di tradizioni e di creatività.

Veglia su di loro, guida le loro mani e i loro cuori, perché crescano nella fede, nella responsabilità e nella gioia di servire. Fa’ che la loro passione diventi strumento di bene, la loro creatività preghiera vivente, e che la loro giovinezza non conosca smarrimento, ma si apra sempre alla speranza e all’amore.

La vostra presenza qui, oggi ci ricorda e dimostra che tradizione religiosa e cultura popolare possono camminare insieme, e che ciò che resta nascosto tra sudore e notti di lavoro è parte viva del cuore della città. Ogni carro, ogni gesto, ogni passo è un piccolo miracolo di comunità: la periferia che diventa centro, la creatività che diventa preghiera, la vita che si fa dono agli altri.

Mentre li affidiamo alla Madonna del Soccorso, un pensiero lo vogliamo rivolgere ai marinai e i portatori: uomini che conoscono la fatica dell’attesa, il silenzio delle notti in mare e il linguaggio profondo delle onde, e che anche quest’anno hanno portato il Tuo fercolo con fede, sacrificio e amore: accogli il loro dono, benedici le loro famiglie e fa’ che la loro fatica diventi grazia per tutta la città. I vostri piedi nudiraccontano ciò che spesso le parole non sanno dire: che la fede costa, che l’amore pesa, che la devozione è dono totale. Il vostro cammino è stato una liturgia viva, una predica silenziosa.

Siamo tutti qui…comunità ecclesiale, istituzioni, forse dell’ordine, devoti, marinai, portatori e fedeli tutti… qui, in questo giubileo della memoria, a quattrocento anni da quando la nostra città, ferita nel corpo e nell’anima dalla peste, ebbe il coraggio di alzare lo sguardo e affidarsi. Nel 1626, i Giurati, a nome di tutto il popolo, votarono Sciacca alla Madonna. Non fu una scelta di comodo, ma un atto radicale: consegnare il destino della città a Maria.

La storia testimonia con forza come Maria Santissima del Soccorso abbia guidato e custodito la città nei secoli, diventando non solo protettrice ma cuore pulsante della nostra identità spirituale e civile. Nel 1644, Sciacca la confermò sua Patrona, affidandole il destino della città. Nel 1693, 1727, 1740 e 1968, fu preservata dai terremoti, e nel 1720, durante l’assedio e il bombardamento, non subì danni, segno della protezione materna che veglia sul popolo. Con la prima incoronazione del 1751, la città proclamò che la vera regalità passa dall’umiltà, mentre durante il terremoto del 1817, la sudorazione del simulacro rivelò una Madre che soffre con i suoi figli. Infine, con l’elevazione a Santuario nel 1946 e a Basilica nel 1991, si consolidò il legame profondo tra Sciacca e la sua Patrona: una devozione viva, concreta e costitutiva della nostra storia e della nostra comunità.

Questa relazione non si è mai interrotta. È diventata storia, carne, strada, mare, lacrime e canto. Come scrive Sant’Agostino: “La memoria non è solo il luogo del passato, ma lo spazio in cui Dio continua ad agire”.

Oggi Sciacca fa memoria non per nostalgia, ma per ritrovare senso, per capire chi siamo e dove stiamo andando.

Come nel 33mo canto del Paradiso, dove Dante,rivolgendosi a Maria canta:

“Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ’l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura”, qui, oggi, non c’è solo poesia, ma un atto di fede profonda: Maria è il luogo in cui Dio ha detto il suo @sì” all’uomo, ed è per questo che l’uomo può ancora dire il suo “sì” a Dio. In Lei il cielo non ha avuto paura della terra, e la fragilità umana non è stata scartata, ma abitata, redenta, elevata.

E allora, fratelli e sorelle, lasciamo che la parola diventi contemplazione, che la poesia si faccia teologia, perché a volte la poesia riesce a dire ciò che il cuore sa ma non riesce a spiegare.

Ecco…… la Madre del Soccorso che oggi portiamo: non è una statua distante, ma uno spazio aperto, una maternità così vasta da non escludere nessuno, da raccogliere le ferite di tutti.

In Maria convivono il silenzio che ascolta e la voce che intercede, la discrezione e la forza, la tenerezza e la responsabilità. È il volto di una fede che non grida, ma sostiene.

Dove passa Maria, la vita rifiorisce. Dove cammina, la terra assetata ritrova acqua. Anche le nostre strade, anche le nostre storie stanche.

Per questo, o Madre del Soccorso, quando Ti portiamo percle nostre strade, non Ti chiediamo di allontanare da noi la vita, ma di insegnarci ad attraversarla. Non Ti chiediamo di togliere la croce, ma di starci accanto mentre la portiamo. Come Tu hai custodito nel silenzio il mistero di Dio, insegnaci il silenzio che genera speranza; come Tu hai creduto anche quando non comprendevi, insegnaci una fede che non fugge davanti alla prova. In Te riconosciamo la porta della misericordia, la Madre che non giudica ma accoglie, che non condanna ma rialza. E Sciacca, ancora una volta, si rifugia sotto il Tuo manto, certa che chi passa da Te non resta prigioniero della paura, ma viene riconsegnato alla speranza.

E se la storia ci mostra come Maria Santissima del Soccorso abbia sempre vegliato sulla città nei momenti di prova, oggi comprendiamo che le sfide non hanno più solo il volto della malattia o del pericolo immediato: ma oggi, fratelli e sorelle, la peste non ha più il volto di allora. Oggi la peste si chiama solitudine, indifferenza, povertà educativa, precarietà lavorativa, sfiducia, emigrazione dei giovani, famiglie spezzate, anziani dimenticati. Sono le periferie esistenziali di cui parla Papa Francesco: luoghi dell’anima prima ancora che della geografia.

Madonna del Soccorso, oggi non Ti chiediamo solo protezione, ma conversione.

Converti il nostro sguardo, perché sappiamo riconoscere chi resta indietro.

Converti il nostro cuore, perché non ci abituiamo al male.

Converti le nostre istituzioni, perché siano casa e non distanza.

Intercedi per le famiglie, perché ritrovino stabilità e dialogo.

Per i giovani, perché non smettano di sperare e trovino qui spazio e futuro.

Per gli ammalati, perché non si sentano un peso.

Per i carcerati, perché nessuna colpa cancelli la dignità.

Per chi vive ai margini, per chi non ha voce, per chi ha smesso di credere.

Come scrive ancora Sant’Agostino: “Camminiamo come pellegrini, ma non senza meta”.

Madonna del Soccorso, sii Tu la nostra meta visibile, io segno che Dio non abbandona la storia.

E allora non Ti diciamo addio, ma resta.

Resta nelle nostre strade.

Resta nelle nostre decisioni.

Resta nei giorni feriali, quando la festa finisce e la vita pesa.

Fa’ che Sciacca, guardando a Te, impari a essere comunità , non solo oggi, non solo in processione, ma ogni giorno.

Maria Santissima del Soccorso, continua a camminare con noi!”