La presentazione del libro “Il culto a Maria santissima del Soccorso Patrona di Sciacca (1626 – 2026), scritto da Antonella Montalbano e Giuseppe Verde, rappresenta uno dei momenti più significativi nel programma degli eventi organizzati per la celebrazione del IV centenario della festa della Madonna del Soccorso, che culmineranno nella processione del 2 Febbraio.

A presentare il libro, giovedì (22 gennaio) alle ore 18:30 presso la Chiesa Madre di Sciacca, sarà don Giuseppe Cumbo, che è vicario generale dell’Arcivescovo di Agrigento S.E. Mons. Alessandro Damiano.

Abbiamo incontrato l’autrice, Antonella Montalbano, e le abbiamo rivolto alcune domande:

Da cosa nasce questa pubblicazione sul culto alla Madonna del Soccorso?

La pubblicazione di questo libro presenta me e mio marito Pippo Verde nella doppia veste culturale di co-autori e di operatori pastorali. È stato fatto infatti un doppio lavoro di ricerca, che da un lato è stato di approfondimento e aggiornamento storico con alcune precisazioni importanti (fatte da Pippo Verde), e dall’altro di tipo teologico – pastorale, alla luce dell’analisi di alcuni documenti magisteriali, dal Concilio in poi, che affrontano il tema della Pietà Popolare, con una bella premessa socio-antropologica e normativa (fatte da me, Antonella Montalbano). La genesi di questo lavoro risale al periodo in cui frequentavo la Facoltà teologica negli anni 2000. L’avevo pensato per la tesi di licenza, che poi invece ho svolto su un altro importantissimo e attuale tema (il diaconato femminile) come richiestomi dal relatore scelto, il prof. Don Cosimo Scordato. Ma quello sulla pietà popolare rimaneva un lavoro non completato ed io in genere non amo lasciare lavori incompleti. Anche se è stato mio marito ad insistere molto perché lo portassi a termine.

Su quali documenti in particolare è stato condotto lo studio?

Lo spunto mi è arrivato dalla riscoperta del “Direttorio (Norme e Principi) su pietà popolare e liturgia”, che sono stati assunti a criteri di valutazione e verifica della nostra (cittadina) pietà popolare. A partire da questo spunto di riflessione, poi, sono stati analizzati altri studi svolti da specialisti del settore e condotti alla luce di tutti i principali documenti magisteriali che parlano di pietà e religiosità popolare: dalla Marialis cultus di Paolo VI fino alla ultima Nota firmata da Leone XIV sui titoli mariani della Congregazione per il Culto, che faremmo bene a non più utilizzare, per i motivi addotti dai teologi.

Quali sono le conclusioni del suo studio?

Da tutte le considerazioni sviluppate attraverso l’analisi dei documenti, sono scaturite conclusioni significative, che fanno leva sulla bontà della nostra pietà popolare allo scopo di rievangelizzare la nostra cultura popolare, quindi alla luce della fede cristologico-trinitaria, perche non si può separare la cristologia dalla mariologia, pena la perdita del senso autentico della nostra fede, fondata sulla pasqua di Gesù. Quindi la pietà popolare esige di essere purificata da tante incrostazioni e limiti (che si sono sviluppati nell’arco di 4 secoli), come ci invitano a fare per qualsiasi devozione popolare le Norme del Direttorio e le indicazioni dei documenti magisteriali. Questo perché la pietà popolare va vista come luogo teologico per una nuova evangelizzazione del nostro territorio.

Perché una nuova evangelizzazione?

Se ne parla da decenni, dai tempi di Paolo VI e Giovanni Paolo II, a causa della scristianizzazione del nostro tempo considerato “liquido” di valori. Ma allora la pietà popolare non era vista come realtà da valorizzare e veniva piuttosto snobbata dai teologi, che guardavano solo ai tanti elementi spuri da eliminare. Oggi, invece, la religiosità popolare viene riletta come realtà ricca di valori da custodire – se è autenticamente fondata sulla fede, anche se comunque resta da purificare – per diventare capace di far riscoprire e rinvigorire la fede del popolo, che non è una categoria diversa da quella del POPOLO DI DIO di cui parla la Costituzione Conciliare sulla Chiesa (LG) al cap. II. Il fondamento cristiano della categoria “popolo” è il battesimo, che lo qualifica teologicamente come popolo di Dio. Il popolo evangelizza sempre se stesso se comprende la bontà di cui è custode e quindi diventa portatore di valori, recuperando il senso della fede nei suoi elementi fondamentali. Per questo la pietà popolare diventa luogo teologico da cui ripartire per la nuova evangelizzazione popolare.

Questo libro allora a cosa serve principalmente?

Il libro è uno strumento culturale in più, che alla luce di studi fondati e organizzati può aiutare gli operatori pastorali e le famiglie del nostro territorio a saper leggere la nostra realtà locale, apprezzarla e valorizzarla come merita, per la trasmissione della fede e non solo della devozione popolare, che quindi diventa una leva importante su cui innestare il messaggio evangelico.