
Guardate la foto che accompagna questo pezzo. È un’immagine in bianco e nero che appartiene a un passato che credevamo superato: auto ovunque, persino ai piedi dei nostri monumenti più preziosi, considerati semplici elementi accessori.
Eppure, osservando il caos quotidiano che attanaglia il centro storico di Sciacca oggi, nel 2026, viene da chiedersi se in cinquant’anni abbiamo fatto un solo passo avanti o se ci siamo persi nel labirinto della nostra assoluta inefficienza.
Il tema dei parcheggi a Sciacca non è una novità: è un mantra stanco, una promessa elettorale che si tramanda di generazione in generazione. Se ne parla da cinquant’anni, ma la realtà è che Sciacca resta una città ostaggio della sosta selvaggia e una città senza parcheggi.
Sociologicamente, questo vuoto decisionale ha generato quello che gli esperti chiamano “cinismo civico”. Quando un cittadino sente parlare di parcheggi da mezzo secolo senza vedere una pietra smossa, smette di credere nelle istituzioni.
La sosta selvaggia diventa così una sorta di “auto-risarcimento” per l’inefficienza pubblica: “Visto che lo Stato non mi dà il servizio, io mi prendo il marciapiede”.
Se la politica non riesce a dare risposte, allora facciamo un passo indietro. Se non siamo capaci di costruire il futuro, torniamo al passato. Lanciamo una provocazione: visto che dopo decenni non esiste un piano concreto, perché non riapriamo tutto? Torniamo a parcheggiare in Piazza Scandaliato, in Via Garibaldi, in Piazza Farina. Riempiamo di nuovo il nostro salotto di lamiere e smog, come nella foto. Se la città deve restare ostaggio del caos, tanto vale ufficializzarlo ed avere tanti posti auto oggi non più esistenti.
È assurdo? Certo. Ma è altrettanto assurdo pretendere di avere un centro storico accogliente senza offrire un solo metro quadro di alternativa a chi arriva in auto.
Antropologicamente, per il saccense l’auto è una protesi domestica: pretendere che vi rinunci senza dargli un luogo dove lasciarla è un’utopia che condanna il commercio alla morte e il centro allo spopolamento.
Uscendo dalla provocazione, dobbiamo chiedere conto dei progetti che, ciclicamente, appaiono e scompaiono dai radar:
Che fine ha fatto il progetto del parcheggio Borsellino per il quale è stato istituito un tavolo permanente presso la commissione “Attività produttive” per verificarne la fattibilità tecnica e finanziaria?
Oltre al progetto Borsellino, il piano di localizzazione redatto dall’Ufficio Tecnico Comunale ha identificato diverse aree prioritarie per la realizzazione di parcheggi, cercando finanziamenti tra fondi PNRR, regionali e project financing: Piazza Scandaliato, Ex Stazione ferroviaria (poi venduta a privati), parcheggio sotto la piazza Scandaliato, parcheggio di Via Carrozza.
Proprio su quest’ultimo sappiamo che al decreto di incarico all’ingegnere Gioia del luglio 2023 e all’inserimento nel piano triennale delle opere pubbliche non è seguito niente di concreto. La delibera di giunta giace nei cassetti comunali e non è stata fatta neanche la richiesta di modifica della destinazione d’uso, da trasmettere al consiglio comunale.
Quali sono gli ostacoli burocratici o finanziari che, da decenni, impediscono di posare la prima pietra di un qualunque nuovo parcheggio?
C’è una strategia per sfruttare i fondi europei o i canali di finanziamento regionali? La domanda è retorica, perché sappiamo che non c’è alcuna strategia…
Finché il parcheggio resterà un fantasma burocratico, Sciacca vivrà sospesa. Aspiriamo ai flussi turistici notevoli e ad un centro storico che sia produttivo e che generi ricchezza, ma rimaniamo ancorati a una gestione dello spazio pubblico medievale.
I parcheggi sono la conditio sine qua non per la sopravvivenza di Sciacca. Non sono solo colate di cemento, ma strumenti di libertà: libertà di camminare senza smog, libertà di fare impresa, libertà di godere della bellezza senza l’assedio dei motori.
Non possiamo permettere che passino altri 50 anni!!!
Chiediamo un aggiornamento immediato e trasparente. La città non può più aspettare: servono decisioni, servono risposte, servono cantieri, serve dignità.