di Giovanna Maria Craparo

Quel che stiamo osservando dallo scorso mese di agosto non è un semplice calendario di eventi, ma la metamorfosi profonda di un simbolo.
Il Teatro Popolare di Sciacca, grazie all’impulso iniziale della mostra su Caravaggio curata da Mediterranea Arte, ha intrapreso un percorso di crescita che appare oggi – ed auspichiamo continui ad essere – inarrestabile.

Se l’estate ne ha segnato il risveglio, le recenti festività natalizie ne hanno sancito la definitiva consacrazione a fulcro della vita cittadina.
Una struttura dai tanti volti, versatile: non solo un palcoscenico, ma un organismo vivo e pulsante, dal prestigio del foyer alla maestosità della sala teatrale, fino alla funzionalità della saletta sul retro, diversi angoli del Teatro – seppur nella sua attuale incompiutezza- si sono stati riempiti di vita, idee e confronto, diventando il punto di riferimento per Associazioni e Club Service.



Un fermento culturale e sociale che ha raccolto un plauso unanime, segno che la città attendeva solo l’occasione giusta per riappropriarsi dei propri spazi.
Ma c’è un aspetto, forse meno evidente ma altrettanto importante, che merita di essere sottolineato: il risveglio del Teatro Samonà implica anche una vera e propria mobilitazione economica.
Dietro ogni sipario che si alza, dietro ogni mostra o conferenza, dietro ogni convegno, c’è il lavoro di decine di persone.
Parlare di cultura significa infatti parlare di artisti e maestranze: espressioni di talento e di tecnica; di professionisti del settore: tecnici delle luci, del suono, allestitori; di servizi essenziali: personale addetto alla manutenzione, alle pulizie, alla sicurezza e all’accoglienza.
È questa la dimostrazione tangibile che la cultura è foriera di un’economia nuova, diversa e più forte. Non è un investimento a fondo perduto, ma un generatore di reddito e di occupazione che può e deve sostenere la città in tutti i periodi dell’anno, realizzando la tanto auspicata destagionalizzazione dell’offerta e creando stabilità per chi opera nel settore.
Il plauso che giunge da più parti, allora, non può riguardare solo la bellezza degli spettacoli, ma la capacità di questo “contenitore” di generare valore reale.
L’attuale esperienza del Teatro Popolare Samonà sta dimostrando che quando la cultura cammina di pari passo con la visione e con l’impegno collettivo, il beneficio ricade su tutta la comunità: socialmente, economicamente, spiritualmente.
E anche turisticamente, come dimostra la presenza alla mostra del Caravaggio di tantissimi ospiti esterni.

La strada è quindi tracciata ed è forse davvero giunta l’ora – come auspicato nel corso della conferenza stampa di presentazione della mostra di Goya – che il teatro si dia anche una organizzazione stabile, che possa far tesoro di quel che ancora non va per il meglio, migliorando quel che c’è già e colmando le manchevolezze, consolidando i servizi oggi affidati alla sola sensibilità di Mediterranea Arte e/o del Comune o dei soggetti organizzatori dei singoli eventi, lavorando su programmazioni continuative sempre più attrattive e di qualità.
Fermo l’indiscutibile investimento fatto dall’Amministrazione Comunale, è tempo forse anche di amare questo luogo fino al punto tale di sbracciarsi in prima persona per abbellirlo ed arricchirlo materialmente, fisicamente.
Nel mio inguaribile ottimismo, penso che laddove non arriva il pubblico, potremmo esser noi fruitori di quegli spazi a lasciare qualcosa, evento dopo evento, qualcosa, qualche piccola cosa in dotazione, sia esso arredo, attrezzatura o quant’altro.
Ma soprattutto spero che la città continui a frequentare e quindi a “vivere” il suo teatro con regolarità, coinvolgimento e numeri sempre significativi, per far sì che questo trend d’un successo culturale non si arresti.
Così come auspico che, al di là dei naturali ed oserei dire doverosi campanilismi (quale espressione di attaccamento alla propria storia ed alle proprie tradizioni), il Territorio tutto si riconosca nel Teatro Popolare Samonà come luogo di aggregazione, condivisione e crescita.
Il mio vuol essere un “SOS” lanciato, infine, alle nuove e giovani generazioni: vorremmo vedervi protagonisti di una presenza massiccia tra quelle poltrone rosse o nei corridoi del foyer tra le opere esposte! Il teatro è vostro, è il luogo dove si costruisce il pensiero di domani… e si consolidano le relazioni umane condividendo bellezza e arte.
Ci aspettano mesi intensi: grandi mostre che proseguiranno il solco tracciato in estate; stagioni di prosa, teatro e musica che animeranno la nostra primavera e oltre.
Avvicinarsi al Teatro Samonà significa far parte di un cambiamento. Più numerosi saremo a “fruire” di questa bellezza, più forte sarà il segnale che la nostra comunità è viva e guarda al futuro con ambizione.
Il Teatro vi aspetta: siate voi il battito di questo cuore ritrovato.
Giovanna Maria Craparo