Care lettrici e cari lettori di ServireSciacca, oggi sento il bisogno di mettere da parte per un attimo i fatti del giorno, la politica e la cultura. Vorrei solo chiedervi un istante di pausa, un respiro profondo insieme a me nel caos di questi giorni di festa. Mi sono ritrovata spesso a osservare un’abitudine che ormai molto spesso diamo per scontata: quell’uso compulsivo del cellulare per scambiarci gli auguri, che rischia di trasformare un legame in un automatismo.

Tutto inizia con una piccola freccia grigia che compare in alto a sinistra su WhatsApp, accompagnata dalla scritta “Inoltrato”. In quel minuscolo segno grafico è racchiuso il grande paradosso del nostro tempo: la tecnologia ci permette di raggiungere chiunque in un secondo, ma spesso lo facciamo svuotando il gesto di ogni significato reale.

Questo click meccanico, con cui spediamo  video glitterati, citazioni d’autore e GIF animate è il riflesso di un mondo che corre troppo veloce. In una società dove la produttività sembra essere l’unica misura del valore umano, anche il Natale finisce per essere travolto dalla fretta, trasformando l’augurio in una pratica da sbrigare. Quello che dovrebbe essere un pensiero sincero diventa così un prodotto seriale, un messaggio preconfezionato.

“Che sforzo scrivere auguri”. È il grido silenzioso di una società che, pur avendo a disposizione infinite parole, sceglie la strada della scorciatoia digitale per dire: “Sei un nome nel mio database, ma non vali il tempo di un mio pensiero dedicato”.

Per capire perché quella piccola freccia grigia sia diventata la nostra migliore amica (non solo a Natale) dobbiamo scavare sotto la superficie della nostra cultura. Non si tratta di pigrizia ma delsintomo di ciò che il filosofo Byung-Chul Han definisce la “società della stanchezza”.

 

L’augurio inoltrato nasce proprio da questa spossatezza: non troviamo il tempo di pensare all’altro perché il pensiero richiede una sosta, e nel mondo di oggi la sosta ci spaventa come se fosse tempo perso.

Questa fuga dal silenzio e dalla riflessione ha però un costo psicologico altissimo. Passiamo infatti dalla stanchezza alla “presenza assente”: siamo ovunque con un click, ma in nessun luogo con il cuore. La psicologia ci ricorda che l’attenzione è la forma più pura di generosità che possiamo offrire. Spesso, inoltrare un video o una frase fatta serve solo a tacitare il nostro senso di colpa o alimentare un certo narcisismo digitale. Vogliamo sentirci “a posto”, vogliamo risultare attivi e presenti nella rubrica degli altri, ma senza investire un solo grammo di vera energia emotiva.

Il risultato finale di questo processo è quello che il sociologoinglese Zygmunt Bauman chiamava “società liquida”. In un mondo dove tutto scorre e nulla si fissa, anche i sentimenti diventano volatili e scivolosi come l’acqua. L’augurio inoltrato è l’emblema di questo legame fragile: una comunicazione che non lascia traccia perché non ha radici. 

Per arginare questa deriva liquida e frenetica, mi permetto di proporvi una piccola rivoluzione silenziosa: impegniamoci a sabotare il tasto “inoltra”. È una scelta che porto avanti con convinzione perché in quella velocità rischiamo tutti di smarrire il senso più profondo del nostro comunicare. Diciamocelo pure senza remore: un augurio senza sforzo è un augurio senza anima. Non permettiamo che i nostri affetti si riducano al segnale acustico di una notifica, smettiamo di sentirci numeri in una rubrica e torniamo a riconoscerci come essere umani.

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Di FILENA RIZZUTO

Sono esperta in comunicazione internazionale e mi occupo di ospitalità di lusso.In questi anni ho capito che in vacanza la vera ricchezza è scoprire le cose semplici e genuine del paese in cui si è ospiti. Per questo adoro condividere le tradizioni, la bellezza e il buon cibo e racconto piccole storie che fanno grande la nostra storia, provando a stuzzicare il piacere della scoperta di Sciacca e delle "cose" di Sicilia.