Da qualunque punto di vista la si possa considerare, la vicenda politica che avrà domattina come risultato l’insediamento di tre nuovi assessori nella giunta municipale di Sciacca presieduta dal sindaco Fabio Termine può tranquillamente definirsi come grottesca, considerato il significato di questo termine nel vocabolario italiano: “bizzarra, stravagante, paradossale fino a risultare ridicola”. 

Ciò ovviamente, ma è comunque doveroso precisarlo, a prescindere dalle qualità personali dei nuovi assessori che potranno essere valutate solo strada facendo, ammesso che il tempo limitato che avranno a disposizione (18 mesi) possa consentire loro di esprimersi al meglio. 

Grottesco è stato tutto il percorso politico che ha contrassegnato questa fase tormentata della vita pubblica cittadina, che a nostro avviso ha una vittima principale: il bene della città.

Perché, quando una classe politica intera va in corto circuito e si spegne la luce del buon senso, è la comunità cittadina a rimanere al buio e a pagarne le conseguenze nel tempo.

Riepiloghiamo quindi i tratti caratterizzanti dI questa particolarissima vicenda.

A giugno del 2022 Fabio Termine era stato eletto sindaco supportato da una coalizione di sinistra costituita sulla base del “matrimonio politico”, peraltro di interesse, tra il movimento civico MIZZICA dallo stesso Termine capeggiato e il Partito Democratico, che a Sciacca ha in Michele Catanzaro il suo principale esponente di riferimento, coalizione integrata dal Movimento 5 Stelle e dalla Lista Ferdinandea (di impronta prevalente riconducibile a quel tempo allo stesso PD). 

Tale coalizione politica, peraltro risultata sin dall’origine minoritaria in consiglio comunale, si è ad oggi definitivamente dissolta: 

  • MIZZICA come esperienza civica e politica non esiste più, archiviata dal suo stesso leader, che per dare spessore alle proprie ambizioni politiche si è tesserato nel PD a fine dicembre 2024 insieme alle truppe che nel frattempo gli erano rimaste fedeli (Giuseppe Catanzaro e Daniele Modica lo avevano infatti già abbandonato);
  • il gruppo consiliare PD, il consigliere comunale del M5S e la consigliera comunale dei Verdi (ex Mizzica) oggi non sostengono più Fabio Termine, a seguito dei noti avvenimenti che hanno indotto il sindaco a licenziare i due assessori di designazione PD (Gulotta e Di Paola) e quello pentastellato Curreri (che aveva a suo volta preso il posto di Salvatore Mannino, licenziato anche lui dal sindaco) 
  • Per questa ricomposizione finale della giunta che va in scena domani, Fabio Termine non ha inteso seguire le direttive provenienti dal direttivo di quel Partito Democratico di Sciacca del quale adesso farebbero parte lui stesso e tre dei quattro assessori superstiti in giunta: direttive che gli chiedevano l’azzeramento totale della giunta, come condizione necessaria per poter rilanciare un discorso di coalizione politica, dopo la grave frattura determinatasi con i sopracitati eventi 
  • il sindaco non ha raccolto né questa indicazione dell’azzeramento che avrebbe richiesto la sostituzione di tutti gli assessori e nemmeno l’invito a dimettersi che gli proveniva da alcune parti politiche, tra cui i suoi stessi alleati di coalizione, scegliendo quindi di andare avanti con l’innesto di tre nuovi assessori individuati nell’ambito civico delle categorie professionali (una insegnante e due professionisti)
  • in tale contesto la parte maggioritaria dell’opposizione di centro-destra (eccezion fatta per quella parte di opposizione rappresentata da Bruccoleri e Blò) non ha voluto sfiduciare il sindaco, per diverse motivazioni tra le quali c’è sicuramente anche la volontà di alcuni consiglieri comunali di rimanere attaccati al proprio seggio consiliare sino alla fine naturale della corrente legislatura.

Il risultato politico di tutto quanto sopra è che la nuova giunta che entra in funzione domattina dovrebbe poter ufficialmente contare in consiglio comunale sul sostegno dichiarato del solo Fabio Leonte (che è anche assessore), fatti salvi singoli consiglieri comunali che sin dall’inizio o di volta in volta decideranno di sostenere l’azione della giunta in questo scorcio finale di legislatura consiliare “per il bene della città”. 

Ma, sicuramente, quella messa in atto da domani mattina non potrà essere l’espressione di un’azione amministrativa e di un progetto politico del sindaco Termine e della sua giunta, bensì del consiglio comunale.

Quella che nasce domani non è per forza di cose una giunta di estrazione politica, perché nasce dalla dissoluzione di una coalizione politica senza che altra l’abbia sostituita, e non è neanche una giunta di estrazione civica, perché non ne ha le necessarie caratteristiche.

Quella che nasce domani è quindi la giunta di “Fabio Termine ancora e comunque Sindaco”, che inevitabilmente dovrà avere il consiglio comunale nel ruolo di timoniere, in una traversata amministrativa che sarà lunga diciotto mesi.