
“Viviamo con lo sguardo fisso, anestetizzato dalla quotidianità. Ci stiamo davvero abituando al brutto, dimenticando che la meraviglia più inarrivabile, pulsa poco distante da noi. La vera bellezza è in mare“.
Queste parole, che ho sentito risuonare tra i volontari di Marevivo, sono state il motore della mia partecipazione all’iniziativa “L’Isola che c’è. Ferdinandea tra natura e leggende”.
Ho voluto verificare se davvero il mistero dell’isola Ferdinandea, potesse regalarmi sorprese inaspettate.
Per comprendere l’unicità di questo sito, i volontari ci hanno ricordato brevemente la sua incredibile storia. L’isola Ferdinandea non è un semplice scoglio: è un vulcano che, nell’estate del 1831, emerse prepotentemente dal mare tra Sciacca e Pantelleria. Fu un evento che scatenò una vera e propria guerra diplomatica tra quattro nazioni (Inghilterra, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie), tutte pronte a rivendicarne la sovranità. L’isola, però, scelse il suo destino, inabissandosi pochi mesi dopo e lasciando dietro di sé solo leggende e un ricchissimo fondale.
Questa storia affascinante è oggi la culla della nostra tradizione del corallo ed è tornata in auge grazie al documentario promosso dal museo Nocito di Sciacca.
Il mio viaggio è iniziato non appena ho indosaato il visore VR sotto la cupola blu.

Ho vissuto la straordinaria esperienza di “immersioni all’asciutto”, che mi ha catapultata nel blu cobalto dell’abisso. Lì, tra i resti della leggendaria Ferdinandea, ho vissuto una vera immersione tra storia e biodiversità.
Un’esperienza impareggiabile, dove ho sentito l’istinto di trattenere il respiro mentre la vita marina si muoveva in una realtà virtuale straordinariamente vivida. Ho toccato con mano (o con gli occhi, in questo caso!) quanto sia ineguagliabile e fragile il nostro tesoro marino.
Momento cruciale è stato l’incontro-dibattito con le testimonianze autorevoli di Riccardo Cingillo (autore delle riprese), il dott. Mimmo Macaluso (Ispettore Onorario dei beni culturali) e Santo Tirnetta, istruttore subacqueo.
Le loro testimonianze hanno arricchito la mia esperienza, trasformando il viaggio virtuale in una consapevolezza reale della necessità di proteggere questo patrimonio.
È doveroso elogiare l’impegno di Marevivo. Questa iniziativa, che unisce storia, alta tecnologia e divulgazione, è un’opera di sensibilizzazione di importanza notevole. In un contesto in cui la protezione del mare è vitale, Marevivo non si limita a chiedere attenzione, ma crea un’esperienza indimenticabile che costringe il cittadino non solo confrontarsi con la bellezza ma anche ad una profonda riflessione.
L’evento inserito nelle iniziative “Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025”, è la dimostrazione che l’educazione ambientale può e deve essere emozionante.
L’iniziativa di Marevivo verrà replicata il prossimo 20 dicembre presso il Collegio dei Filippini di Agrigento. Non perdete l’occasione di lasciarvi sorprendere!