I consiglieri comunali di Sciacca, Raimondo Brucculeri (Movimento Controcorrente) e Maurizio Blò, associati nell’azione politica cittadina come ‘Uniti e Liberi”, chiedono oggi al sindaco Fabio Termine un intervento immediato e un impegno concreto nella battaglia per la difesa dell’acqua pubblica nell’Agrigentino, “minacciata da un sistema clientelare, parassitario e profondamente ingiusto che da decenni depreda le comunità siciliane”.

La nota dei due consiglieri comunali viene introdotta da una breve premessa storica e politica:
“Nel 2004, l’allora Presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, regalò ad ENEL la gestione delle risorse idriche della Sicilia attraverso la costituzione di Siciliacque, società mista in cui la Regione deteneva solo il 30% delle azioni. Fu l’inizio di un decennale furto legalizzato dell’acqua pubblica. Successivamente, la maggioranza passò a VEOLIA, poi a ITALGAS, società alimentata dai risparmi dei cittadini italiani, con ingressi recenti di azionisti americani e cinesi”.
La situazione attuale viene così descritta nell’Agrigentino viene così descritta da Brucculeri e Blò:
• AICA, società pubblica dei Comuni agrigentini, è costretta a comprare l’acqua dai propri pozzi e dalle proprie sorgenti a 0,70 €/m³ + IVA da Siciliacque.
• L’art. 6 della L.R. 19/2015, che prevedeva la possibilità di rescindere la convenzione con Siciliacque, non è mai stato applicato.
• Oltre il 60% dell’acqua immessa nelle reti si disperde, mentre si sperperano centinaia di milioni per dissalatori mobili che producono quantità irrisorie.
• I depuratori, sequestrati dalle autorità giudiziarie per inquinamento, continuano a farci pagare multe milionarie dall’UE.
• AICA accumula 23 milioni di euro di debiti verso Siciliacque tra il 2021 e il 2025, costringendo i cittadini a pagare per un furto legalizzato.

I due consiglieri comunali di Sciacca denunciano inoltre al sindaco violazioni e illegittimità riferibili ai pozzi di Favara di Burgio:
“Signor Sindaco, è necessario sottolineare con massima chiarezza che la gestione dei pozzi e dell’acquedotto di Favara di Burgio da parte di Siciliacque è manifestamente illegittima e contraria sia alla legge regionale sia al principio di tutela dell’acqua pubblica:
• Acqua endogena sotto gestione privata, in quanto i pozzi della Favara di Burgio servono esclusivamente comuni locali dell’Agrigentino. Si tratta quindi di risorse “endogene”, che per legge e per principio dovrebbero essere gestite dall’Ambito Territoriale Idrico locale (AICA). Siciliacque, società di sovrambito, non ha invece alcun titolo legale per gestire queste fonti.
• Violazione della L.R. 19/2015: L’art. 3, comma 5, assegna ai gestori d’ambito la gestione integrale del servizio idrico sul proprio territorio, inclusa captazione e adduzione locale. La gestione da parte di Siciliacque contravviene a questa norma, sottraendo illegittimamente risorse locali ad AICA.
• Sovrapposizione abusiva di competenze: L’art. 6 limita i gestori di sovrambito alla gestione degli schemi regionali, escludendo chiaramente sistemi locali come Favara di Burgio. La pretesa di Siciliacque di includere questi pozzi nel proprio perimetro costituisce una sovrapposizione amministrativa illegittima, violando l’art. 4 sulla separazione delle competenze tra ambito locale e sovrambito.
• Contenzioso formale: AICA, con la presidente Danila Nobile, ha dichiarato che la fatturazione di Siciliacque per l’acqua prelevata dai pozzi di Favara di Burgio è errata e illegittima, annunciando azioni legali a tutela dei cittadini. Non si tratta di un disguido tecnico: è una violazione strutturale dei diritti dei cittadini e del bene pubblico.
•Principio costituzionale calpestato: l’acqua è un bene pubblico appartenente al Popolo Sovrano. La gestione di Siciliacque, con pretesa di profitto su risorse locali, viola i principi costituzionali di tutela del bene comune e sottrae ai cittadini il controllo democratico sulle proprie risorse.
In sintesi, per Brucculeri e Blò la gestione dei pozzi di Favara di Burgio da parte di Siciliacque rappresenta un abuso di potere, un illecito amministrativo e un’azione contraria all’interesse pubblico, che deve essere urgentemente fermata attraverso l’adozione della L.R. 19/2015 e l’attivazione di ogni strumento legale a tutela dei cittadini dell’Agrigentino.
Quello in essere viene definito da Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò come un sistema feudale e parassitario.
“Il fallimento dell’EAS e la creazione di società miste come Girgenti Acque hanno trasformato l’acqua in merce di pochi, con perdite pubbliche e profitti privati. La vecchia gestione pubblica era già caratterizzata da clientelismo, ma le privatizzazioni hanno peggiorato tutto: bollette più care, reti colabrodo, depuratori fatiscenti e decine di milioni di euro di fondi europei inutilizzati”.
È ora di reagire, affermano i consiglieri comunali di “Uniti e Liberi”:
“Signor Sindaco, la battaglia per l’acqua pubblica non è più rinviabile. È una battaglia di civiltà, di diritto e di giustizia. La invitiamo a:
1.Rivendicare l’applicazione della L.R. 19/2015 e rescindere la convenzione con Siciliacque.
2.Difendere AICA e le comunità agrigentine da anni di speculazioni private.
3.Promuovere azioni legali e politiche contro il sistema parassitario che ha depredato l’acqua pubblica.
4. Mobilitare i cittadini: l’acqua è loro, non dei privati e non dei governi indifferenti.
Il Governo Regionale continua a tutelare interessi di pochi, violando i diritti essenziali dei cittadini e ignorando le norme della L.R. 19/2015. Noi non possiamo più accettare che l’Agrigentino sia la provincia più assetata d’Italia mentre il profitto privato prospera sulle nostre risorse.
Non è più tempo di parole. È tempo di azioni concrete. La invitiamo a farsi carico di questa battaglia e a restituire dignità, giustizia e acqua pubblica ai cittadini dell’Agrigentino”.
