Pubblichiamo, con il consenso dell’autore, l’analisi politica firmata da Massimo D’Antoni su Tele Monte Kronio:

Sono momenti piuttosto febbrili dentro il Pd quelli successivi alla drammatica seduta consiliare di 48 ore fa.

La contrapposizione tra la corrente riformista di Michele Catanzaro, e la sinistra interna di Fabio Termine è sostanzialmente implosa. Il licenziamento operato dal sindaco degli assessori Di Paola e Gulotta (oltre a quello di Curreri) ha segnato quello che, almeno apparentemente, è un punto di non ritorno, giunto al culmine di tensioni e scontri.

E, questo, va oltre la formale richiesta che il sindaco ha fatto al segretario Palagonia di avere i nomi di due nuovi assessori. Richiesta alla quale, se proprio dovesse arrivare, la risposta sarà che i nomi erano e rimangono quelli di Simone Di Paola e Valeria Gulotta.

Conseguenza: la rottura è destinata a proseguire. 

La vicenda di Sciacca sta interessando anche il Pd a livello nazionale, con le modalità immaginabili riferite ad una situazione che, per quanto secondo noi rilevante, al Nazareno non può che avere un’importanza molto relativa. Anche se non è un mistero che il punto di riferimento di Fabio Termine, l’onorevole Peppe Provenzano, conosce a menadito la vicenda e se ne è molto interessato.

Intanto litigano i due contendenti all’ultima segreteria provinciale. Per Giandomenico Vivacqua, sconfitto da Francesco Cacciatore, il sindaco di Santo Stefano Quisquina sarebbe intervenuto in modo non equidistante. Sul caso di Sciacca la posizione di Cacciatore secondo Vivacqua non sarebbe stata quella che avrebbe dovuto essere. 

Intanto la notizia che i tre consiglieri comunali del Pd, Ambrogio, Modica e Ruffo, sarebbero intenzionati a promuovere la mozione di sfiducia, non avrebbe lasciato indifferente il centrodestra. Alcuni dei suoi esponenti, dopo essersi sottratti dalle pressioni su di loro avanzate da Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, ritengono che il quadro politico sia cambiato e che, di conseguenza, sia giunto il momento giusto per procedere a chiudere anzitempo la consiliatura.

Questo induce a riflettere sui prossimi scenari possibili. Salvo sviluppi clamorosi Fabio Termine si ricandiderà a sindaco, e lo farà con il simbolo del Partito Democratico, perché da statuto un sindaco uscente del Pd ha il diritto/dovere di ripresentarsi. Ma dall’altra parte la componente riformista è rappresentata da un soggetto, Michele Catanzaro, che non è l’ultimo arrivato nel partito, ma che al contrario ne è il capogruppo nel parlamento regionale.

E tuttavia la prospettiva più credibile che si profila sarebbe quello di uno scontro fratricida, con i riformisti che si candiderebbero con delle liste civiche. Sul fronte delle alleanze, al momento il Pd di Fabio Termine correrebbe in solitaria, magari con qualche lista civica da supporto, mentre secondo diversi osservatori Catanzaro potrebbe ripetere l’esperimento culminato con la vittoria di Giuseppe Pendolino a capo del Libero Consorzio, alleandosi con Forza Italia ed Mpa. Premesso che è difficile pensare che un presidente dei deputati Dem a Sala d’Ercole possa fare un’operazione simile nella sua stessa città.

Ma se ciò accadesse, si spaccherebbe anche il centrodestra. E a quel punto fioccherebbero le incognite sui candidati favoriti per la vittoria finale. Il terremoto giudiziario su Cuffaro sta di fatto proponendo uno scenario senza la Dc, con l’ipotesi che chi oggi la rappresenta torni a puntare sul civismo. 

Intanto gli ex assessori Di Paola e Gulotta e i consiglieri Ambrogio, Modica e Ruffo sarebbero in procinto di convocare una conferenza stampa per ufficializzare l’ipotesi di una mozione di sfiducia.

Eppure nei vertici del Partito Democratico, da Roma in giù, c’è chi sta lavorando per provare a raggiungere un obiettivo che al momento appare impensabile: quello di riunificare le forze e a superare lo scontro attuale. Un’impresa che, alla luce della situazione attuale, appare a dir poco titanica.

Ma la politica da sempre ha abituato a trasformare l’irrealizzabile in scenari clamorosamente possibili. 

(di Massimo D’Antoni)