Tutti o quasi gli attori politici cittadini, dopo le più recenti e clamorose vicende politiche, hanno chiesto al sindaco Fabio Termine, almeno a parole, di dimettersi, non solo dal fronte delle opposizioni ma adesso anche dai banchi stessi di quel PD che lo aveva finora sostenuto, ma la domanda che sorge spontanea è la seguente:

perché gli chiedono di dimettersi e non presentano invece una mozione di sfiducia, per la quale hanno abbondantemente i numeri?

Solo quella parte dell’opposizione rappresentata dal duo Brucculeri/Blò può ritenersi legittimata a non considerarsi destinataria di questa semplicissima domanda, perché è ormai da tempo che loro due sostengono l’opportunità della mozione di sfiducia, ma quando hanno cercato le necessarie adesioni numeriche tra le file dell’altra opposizione hanno trovato solo dinieghi.

Immagine prodotta con AI e inviataci da Raimondo Brucculeri

La novità sull’argomento è che stamani, nel pieno di quel piccolo ciclone politico che ha come epicentro Sciacca, Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò si rivolgono direttamente ai propri concittadini con la seguente lettera aperta:

Cari concittadini,

Ogni volta che entriamo in Consiglio comunale con la speranza di discutere il futuro dellanostra città — le strade che crollano, le bollette dell’acqua che schizzano alle stelle, iquartieri abbandonati, le attività commerciali in crisi, i nostri figli che non vedonoprospettive — ci scontriamo con la stessa, triste realtà: un teatro di parole vuote, di proclami sterili, di accuse che rimbalzano senza mai atterrare sul tavolo delle decisioni.

Negli ultimi mesi, sempre più consiglieri comunali si sono trasformati in oratori da tribuna, invocando a gran voce le dimissioni del Sindaco, quasi fosse un rituale collettivo di purificazione. “I tempi sono maturi”, dicono. “Il sindaco non è all’altezza”, ripetono.

Ma quando si tratta di assumersi la responsabilità politica di porre fine a un’amministrazione ormai senza bussola, tutti si tirano indietro.

È come se il bue desse del cornuto all’asino: chi critica con veemenza l’inettitudine altrui, inrealtà non ha il coraggio di agire.

E così, mentre i cittadini pagano le conseguenze di scelte mancate o sbagliate, il Consiglio si perde in dibattiti infiniti, lunghi come notti d’inverno, ma gelidi quanto la trasparenza che manca nella gestione pubblica.

Nel frattempo, questioni vitali per Sciacca languono in un limbo istituzionale. Il Piano ARO, strumento essenziale per la gestione dei rifiuti e per la sostenibilità ambientale del nostro territorio, viene prorogato anno dopo anno senza una visione, senza programmazione, senza rispetto per chi ogni giorno pulisce la città e paga le tasse.

Il Consiglio comunale, con il suo silenzio colpevole o la sua complicità passiva, si sta rendendo corresponsabile di questa deriva.

E oggi, dopo l’ennesima spaccatura nella maggioranza – con i consiglieri legati all’onorevole Michele Catanzaro (PD) che escono dal gruppo del sindaco Fabio Termine – anche loro si uniscono al coro: “Il sindaco deve andarsene”, “Firmeremmo una mozione disfiducia”. Peccato che non lo abbiano mai fatto finora. Peccato che la mozione sia già depositata in Presidenza dallo scorso ottobre 2024, a disposizione di chiunque volesse firmarla.

Noi, Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, consiglieri comunali eletti per rappresentare voi – i cittadini onesti, quelli che lavorano, pagano le tasse, educano i figli al rispetto delle regole – non ci crediamo più. Ma per senso del dovere, per coerenza, e soprattutto per non deludere chi ha ancora speranza in un cambiamento, proviamo per la terza volta a chiamare i nostri colleghi a un atto di coraggio minimo: mettere la firma su un documento che non chiede favori, né vendette, ma solo il rispetto delle regole democratiche.

Perché in democrazia non basta dire “basta”: bisogna agire. Perché non si può chiedere coraggio agli altri, quando di coraggio proprio non ce n’è ha neppure un grammo.

E perché Sciacca merita di meglio.

Merita amministratori che governino con competenza, non con improvvisazione.

Merita un Consiglio che discuta di opere, non di ombre.

Merita cittadini che non siano costretti a scegliere tra rassegnazione e indignazione.

Noi non ci rassegniamo.

E voi?”