
Comunicato stampa
Testo critico di Sandra Tornetta
La scelta di inaugurare lo spazio polifunzionale dell’ex Chiesa di Santa Caterina al Cretto con le opere di Rosario Bruno, risponde ad un’esigenza rimemorativa di questo territorio, parafrasando le parole che Leonardo Sciascia ebbe a dire vent’anni dopo la famosa “chiamata alle arti” dell’allora sindaco Ludovico Corrao.
Le parole di Sciascia sottolineano l’importanza che la ricostruzione di Gibellina ebbe come esperimento di mitologia rifondativa della dimensione comunitaria attraverso l’arte.
Furono parole profetiche, se oggi un luogo per lungo tempo dimenticato torna a rivivere grazie alle opere di Rosario Bruno, uno fra i primi artisti che parteciparono a quell’entusiasmante avventura.
Ogni opera di Rosario Bruno richiede un’elaborazione lunghissima, un lavoro di preparazione molto più affine a certe modalità dell’arte rinascimentale che a quelle contemporanee. Il contesto nel quale si sviluppano e prendono foma questi policromi cartoni romani è insieme tecnico e filosofico, un’urgenza fisica che parte dalla modellazione materica del tutto tondo e diventa un coagulo di frammenti stratificati, né scultura né pittura ma un processo di accumulazione di elementi diversi che attraverso la loro stessa disgregazione simulano la fugacità del tempo, la bellezza dell’effimero nell’attimo in cui essa si manifesta, sublimandosi.
Questa personalissima poetica è stata conquistata in anni di febbrile ricerca attraverso la manipolazione della carta, materiale umile, uno dei tanti che dagli anni Settanta in poi sono diventati i protagonisti di una nuova maniera di presentare l’idea estetica prima ancora di rappresentarla.
Il codice artistico adoperato da Bruno, infatti, sceglie di operare una selezione partendo dal medium più utilizzato nei secoli da tutte le civiltà, la carta come materia vivente, che muore, macera e rinasce al tocco del demiurgo che la forgia a nuova vita. I soggetti non sono importanti, possono essere delle forme codificate come i ritratti ma più spesso si tratta di opere astratte, che rifuggono la fissità semantica della figura.
E’ la natura, con quel suo disordine regolamentato da leggi primordiali e misteriose, a diventare non ispirazione ma conferma delle percezioni dell’artista, il quale intuisce come la frammentazione e la superfetazione delle forme naturali proceda attraverso le medesime fasi creative della sua ricerca.
Una narrazione, quella di Bruno, composita, una formula declinata in diverse fasi costitutive che da una struttura -matrice a tutto tondo, creata con intenti esclusivamente funzionali, si sostanzia attraverso la sovrapposizione di strati multi-materici e policromi ritagliati e giustapposti con la perizia di un sarto.
Poi la lunga attesa prima della completa asciugatura e della fuoriuscita dal guscio in gesso dell’opera finita, portatrice di quella ancestrale leggerezza che ammanta le opere di Bruno di un senso di eternità.
Accostare le opere di Bruno al Cretto di Burri significa svelare quel fil rouge che le lega, proponendo una riflessione che attraverso la percezione del frammento come micron in grado di interpretare il macro, arriva per vie diverse a conclusioni analoghe a quelle del Burri del Cretto, dove il linguaggio procede per sottrazione e la cicatrice, la ferita, divengono le uniche dimensioni possibili del sentire.
Rosario Bruno “Frammenti”
15 Novembre – 31 Dicembre 2025
Gibellina- Chiesa di Santa Caterina al Cretto
Inaugurazione mostra ore 16.30.
Orari
Da lunedì sabato
Mattino 10.30 – 12.30
Pomeriggio 15,30 – 17,00
Domenica 10,30 – 12,30
Per appuntamenti in giorni e ora diversi – tel. 3926425395
Mail: museosantacaterinacretto@gmail.com