
Ancora nessun incontro, ancora nessuna riunione, ancora nessuna novità.
Dopo l’ultimatum, con tanto di colpo di scena in consiglio comunale, spedito a Fabio Termine da 3 suoi assessori (la vicesindaca Gulotta, Di Paola e Curreri) unitamente a 4 consiglieri comunali della coalizione che sostiene la giunta (lo stesso Curreri, Campione, Ruffo, Ambrogio e Modica), tutti attendono le contromosse del sindaco, al momento ancora rintanato nella propria abitazione perché sotto gli effetti dello stato influenzale che ne ha causato l’assenza all’ultimo consiglio comunale e che gli ha consentito di sottrarsi al penoso spettacolo di suoi tre assessori che lo avrebbero lasciato in asso al tavolo della giunta, uscendo dall’aula.
Il documento sottoscritto dai 7 “dissidenti” e consegnato al presidente del consiglio comunale prima dell’uscita dall’aula consiliare, senza che gli altri assessori “fedeli” al sindaco fossero stati preavvertiti, merita una ulteriore riflessione per la sua assoluta particolarità:

Rileggiamone i passaggi essenziali:
… All’interno della coalizione di governo e nel percorso guidato dal primo cittadino si sta registrando una situazione di grande incertezza politica, dovuta principalmente alla mancanza di chiarezza, alla mancanza di condivisione ed al mancato coinvolgimento di tutte le figure che in consiglio comunale o in Giunta devono sentirsi nuovamente protagonisti…
Riteniamo che solo attraverso un chiarimento definitivo e tempestivo da parte del primo cittadino si possano restituire serenità e unità d’intenti necessari per affrontare con efficacia e determinazione l’ultimo anno e mezzo di mandato che ci aspetta, in cui portare a compimento opere fondamentali per lo sviluppo della nostra città. Fino a quando questa chiarezza da parte del Sindaco mancherà, non vi saranno le condizioni minime di serenità per poter condurre un dibattito politico sereno e costruttivo, dentro e fuori l’aula consiliare.
Per tale motivo, la nostra uscita dall’Aula consiliare è… un invito esplicito al Sindaco affinché ponga la parola fine a una transizione che non può più prolungarsi, mortificando consiglieri comunali e assessori, ricordandogli, infine, che egli è il capo politico di una intera coalizione, che lo ha convintamente sostenuto per più di tre anni, e non di una sola parte della giunta.
Solo con una decisione chiara e condivisa sarà possibile restituire alla coalizione e alla città quella stabilità, quella condivisione e quella prospettiva che i cittadini meritano e per cui ci hanno eletto.
In buona sostanza e riassumendo: 3 assessori su 7 della giunta e 5 consiglieri comunali su 6 che sostengono l’amministrazione ritengono che:
- da parte del sindaco c’è mancanza di chiarezza, mancanza di condivisione e mancanza di coinvolgimento
- occorre un chiarimento tempestivo e definitivo da parte del primo cittadino per restituire serenità e unità di intenti
- il sindaco deve porre fine a una transizione che, mortificando assessori e consiglieri comunali, non può più prolungarsi
- il sindaco deve capire di essere il capo politico di una intera coalizione, e non di una sola parte della giunta.
Come dire, ad oggi un vero e proprio atto di sfiducia politica nei confronti di Fabio Termine e un ultimatum a lui rivolto di cambiare rotta.
Qualcosa che, se le parole hanno un senso, ha a poco o nulla a che fare fare con una semplice rimodulazione delle deleghe assessoriali o con lo stesso sacrificio, sull’altare della sopravvivenza dell’amministrazione comunale, semplicemente dell’assessore Agnese Sinagra.
Se le parole hanno un senso, c’è molto di più: come ad esempio una secca presa di distanza dalle modalità di “essere capo” di Fabio Termine e della sua notoria difficoltà al confronto e all’ascolto, come ad esempio la volontà dell’on. Michele Catanzaro di far capire al primo cittadino chi comanda in casa PD, come ad esempio la reazione verso un trend considerato in discesa della popolarità dell’amministrazione comunale e il tentativo di porvi in qualche modo rimedio, di metterci una pezza.
La particolarità assoluta di quanto avvenuto sta in quel gesto politicamente teatrale, di un vero e proprio teatro dell’assurdo, dell’avvenuta consegna di un siffatto documento nelle mani del presidente del consiglio, in diretta tv, senza un preventivo avviso al sindaco e agli altri assessori, con un contestuale abbandono dei lavori consiliari da parte dei “dissidenti”.
La normalità avrebbe voluto che tale guanto di sfida venisse lanciato internamente alla coalizione (meglio dire ex coalizione) o che gli assessori si dimettessero.
Si è preferito invece perseguire questa strada molto anomala, nel tentativo di conciliare da una parte il clamore voluto e dall’altra l’esigenza di “salvare il salvabile”, ma comunque finendo inevitabilmente con il certificare il fallimento politico della sindacatura Termine.
Cosa potrà accadere adesso, quale via o vie di uscite potranno uscire dal cilindro di Fabio Termine?
Risposta difficile, forse impossibile. Il personaggio non è di quelli che si arrendono con facilità, è caparbio, portato a fidarsi solo di sé stesso, ma non gli sarà facile uscire dall’angolo in cui lo ha costretto l’iniziativa dei “dissidenti”.
Potrebbe, chissà, anche aiutatarlo una sorta di marcia indietro da parte di chi ha voluto metterlo in discussione in modo così plateale, se costui si dovesse ritenere soddisfatto di avergli “impartito una lezione”.
Sull’altro fronte l’opposizione se la gode, ma per tutta una serie di motivi non fa quel che sarebbe politicamente corretto in una situazione del genere, ossia presentare una mozione di sfiducia (solo il duo Brucculeri/Blò la vuole, senza peraltro trovare seguaci): molti dei consiglieri di opposizione avrebbero difficoltà a ricandidarsi e ad essere rieletti, quelli che questa difficoltà non ce l’hanno preferiscono che l’amministrazione Termine prosegua in un percorso in cui essa stessa finisce per farsi sempre più male giorno dopo giorno, manca la convergenza nel centro-destra su un possibile candidato a sindaco e le più recenti vicende giudiziarie in casa “nuova DC” non aiutano di certo.
È così si continua con l’unica arma disponibile a minor costo, quella dei comunicati stampa.
L’ultimo è di stamattina, dei consiglieri comunali di opposizione (senza Brucculeri/Blò e Santangelo):
“È ormai inutile spendere ulteriori parole: la deflagrazione dell’esperienza amministrativa di Fabio Termine è sotto gli occhi di tutti. L’incapacità del Sindaco, in questi anni, di mantenere rapporti prima con i suoi stessi compagni di viaggio e poi con l’opposizione, era evidente da tempo. Ma mai avremmo immaginato che la presunzione e la convinzione di essere “il migliore di tutti” potessero portare persino figure di spessore, con esperienze importanti nella politica locale, ad abbandonarlo e lasciarlo solo in balia delle onde.
È chiaro che questo atteggiamento di autosufficienza e chiusura al dialogo non poteva che produrre cattivi frutti. Il risultato è un Sindaco oggi in piena difficoltà, vittima del proprio modo di fare e del proprio isolamento.
L’idea di non ascoltare consigli e di non aprire un dialogo serio – provenienti anche da esponenti della sua stessa maggioranza oltre che dell’opposizione – ha segnato la fine di un’esperienza che avrebbe dovuto rappresentare la novità.
Una novità fatta di gioventù e freschezza, qualità che avevano suscitato speranza in tanti cittadini, desiderosi di un reale rinnovamento della politica locale.
Ma quella speranza si è sciolta come neve al sole.
Dopo la chiusura del movimento Mizzica e la sorprendente adesione al Partito Democratico, anche la vicenda amministrativa personale di Fabio Termine appare ormai giunta al capolinea.
Il Sindaco, come palesemente ha dimostrato, non ha voluto dialogare nemmeno con i suoi compagni di viaggio, come ad esempio il Partito Democratico, ma si è chiuso all’interno di un cerchio ristretto – quasi un “cerchio magico” – fatto di poche persone con le quali confrontarsi e assumere decisioni importanti per la città. Un metodo che ha inevitabilmente prodotto fratture e sfiducia.
Non si cerchino responsabilità altrove: la colpa è solo ed esclusivamente del suo atteggiamento.
Noi consiglieri di opposizione non possiamo che esprimere preoccupazione e amarezza per la situazione che la città di Sciacca sta vivendo, una situazione che avevamo purtroppo previsto.
Il Sindaco ha dimostrato incapacità di ascolto, di relazione, di innovazione. E, paradossalmente, nonostante la giovane età, si è rivelato simile a quei politici che lui stesso criticava con forza.
Gli riconosciamo di essere stato un buon oppositore, ma amministrare una città è tutt’altra cosa. Governare richiede visione, competenza e capacità di unire, non di dividere.
Siamo altresì preoccupati per l’atteggiamento di alcune componenti dell’opposizione consiliare, che ogni giorno tentano di creare confusione e polemiche sterili. Fare opposizione violenta e distruttiva non appartiene al nostro modo di intendere la politica.
Per questo respingiamo con fermezza gli attacchi provenienti da chi, invece di contribuire al dibattito costruttivo, preferisce inquinare ulteriormente il clima politico cittadino.
Oggi Sciacca ha bisogno di una guida sicura e responsabile.
Invitiamo dunque il Sindaco a riflettere seriamente sull’opportunità di restituire la parola ai cittadini, gli stessi che lo avevano scelto con fiducia e che oggi meritano di poter decidere nuovamente il futuro della città.
Sappiamo bene che forse non lo farà, ma è giunto il momento di ridare voce al popolo di Sciacca, affinché possa scegliere con chiarezza la direzione da dare alla propria amministrazione”.