
Il barone Giuseppe Antonio Musso, nato a Villafranca Sicula il 4 febbraio del 1860, muore a Parma il 26 marzo del 1922. Tre giorni dopo la sua morte verrà aperto il testamento nel quale dispone la suddivisione del suo latifondo in parti uguali da distribuire a 128 famiglie di contadini.
Nel 1922 a Villafranca si realizza quindi ciò per cui combatterono poi tanti sindacalisti, tra cui in primis Accursio Miraglia, e tanti di loro furono assassinati più di vent’anni dopo proprio in nome della battaglia legata ai latifondi agrari.
In quella scelta del barone Musso, che alcune note sulla sua vita raccontano come il classico “viveur ” scapolo e ricco, spadaccino e giramondo, ci sono i presupposti di quella politica di frazionamento e distribuzione dei grandi latifondi agrari che già serpeggiava da anni negli ambienti del socialismo italiano, fondato alla fine dell’ottocento.
Molti erano stati i benefattori alla fine dell’ ottocento, ma non tanti da ribaltare le sorti dell’ingiustizia corrente legata ai terreni agricoli.
Ma qui siamo di fronte ad una riforma agraria che, in questa zona della provincia di Agrigento, rimane l’unica realizzata da un singolo proprietario ancora oggi.
E il pensiero naturalmente va a Saverio Friscia e alla sua idea di socialismo utopico, al movimento dei Fasci dei Lavoratori e a personaggi come Lorenzo Panepinto.
Il barone Giuseppe Antonio Musso raccolse tutta questa eredità di consapevolezza sociale e culturale ed ha lasciato un segno più “duraturo del piombo” .
Venerdì 7 novembre alle 19, nei luoghi che gli appartennero, ospiti del Comune di Villafranca Sicula e con la collaborazione dell’ associazione teatrale che porta il suo nome, racconteremo nuovamente, utilizzando lo strumento teatrale, questa parte di Storia che ha fatto da sfondo alla scelta testamentaria del Barone Giuseppe Antonio Musso.