Non capita tutti i giorni di ospitare nella nostra città un convegno di rilevanza nazionale, con relatori estremamente qualificati, e dedicato a un personaggio illustre nel suo settore (scultore, storico e architetto dei giardini, paesaggista) a cui Sciacca deve la progettazione del Parco Termale.

Un convegno organizzato a Sciacca dall’Associazione nazionale di Architettura del Paesaggio proprio per farne “un focus sul Parco delle Terme e sul rilevante contesto urbano nel quale è inserito, nell’attuale prospettiva del rilancio dell’identità termale della città”.

Ma a Sciacca siamo bravissimi nel perdere occasioni preziose per crescere in competenze e cultura, per allargare gli orizzonti delle nostre limitate visuali.

E così non può passare inosservato che non era presente alcun consigliere comunale e alcun amministratore (tranne Francesco Dimino che ha portato il saluto del Comune e poi è andato via subito per impegni amministrativi connessi al maltempo della sera precedente) e che su una base di oltre trecento tra architetti, agronomi e ingegneri della nostra città (potenziali destinatari dell’evento) i presenti erano meno delle dita di due mani.

Gli assenti hanno sempre torto, e i contenuti del convegno lo hanno puntualmente confermato, ma purtroppo queste occasioni perdute penalizzano pesantemente la nostra comunità cittadina, la cui classe politica e i cui ordini professionali rimangono confinati in un atavico provincialismo.

Il focus su Sciacca, nel convegno odierno, è avvenuto sopratutto nella parte pomeridiana, con gli interventi dell’ex soprintendente ai beni culturali di Agrigento, arch. Michele Benfari, dell’ispettore onorario si beni architettonici di Sciacca, arch. Pippo Cattano, e con l’intervento conclusivo della presidente della sezione Sicilia di AIAPP, l’arch. Antonella Bondì.

Michele Benfari ebbe a conoscere personalmente Alessandro Tagliolini, di cui fu amico. Le sue parole vibravano quindi di ricordi ed emozioni personali, ma nello stesso tempo ci hanno colpito per il loro profondo significato.

Riportiamo qui di seguito alcuni passaggi forti dell’intervento di Benfari:

Nel luogo dove greci, romani e arabi si fermarono per propiziare il riposo anche e soprattutto per la presenza delle acque salutari, ormai conosciute in tutto il mondo, Taglioni ha ricreato il giardino di Sciacca, l’antica acquae labodes. Un disegno unitario in cui le scene ambientali si inseriscono con episodi della storia del luogo. Così per l’antico uliveto, in alcuni casi trapiantato (ricordo le facce dei contadini increduli perché un ulivo mai avrebbe retto alla fatica di uno spostamento radicale), o l’area dei pinus pinea rinverdita, insieme ai sapienti accostamenti con la sophora japonica o lo schinus molle o le cycas e le palme che, tutte insieme, hanno riprodotto non tanto il giardino malinconico, documento del passato, ma il recupero di una bellezza agreste con il paesaggio naturale circostante. Il giardino, nonostante la ricercatezza dei particolari costruttivi (penso alla sedia, alla panchina o alla piccola fontanella in perlato di Sicilia), presenta in pianta una semplicità disarmante, col viale rettilineo e lo sfondo della grande fontana, iscritti in un rombo disegnato da viali dritti con al centro due triangoli contrapposti nei quali prendono vita la cavea in calcarenite gialla e la fontana stessa in travertino d’Alcamo. Così la descriveva Alessandro: “la prima affonda nella roccia tufacea per il materiale che riveste le gradinate, la seconda è formata da tre specchi d’acqua che nella loro forma triangolare riverberano l’immagine della trinacria. L’acqua scende nella vasca sottostante con una prima cascata, dando forma ad una seconda che raggiunge il grande specchio triangolare dove sembra acquietarsi per scivolare impercettibile sui ciottoli che coprono il fronte inclinato, restituendo nell’urto il rumore delle fiumare. E ancora, “due canali sospesi lasciano stramazzare l’acqua nel bacino maggiore, alludendo ake tecniche che guidano in Sicilia lo sfruttamento dell’acqua” Canali, aggiungo io, che per l’arditezza dello sbalzo e per le complesse pompe idrauliche sotterranee, fecero impazzire l’ing. Marcello Misuraca, allora capo dell’ufficio tecnico dell’Azienda Termale”.

E poi il suo ultimo lavoro che nasce tra gli aranci e i limoni di c.da Raganella, dove si posa villa Tomasi, una costruzione del 1750, il cui aspetto rurale rappresenta un pregevole documento di architettura isolana la cui forza espressiva si mescola ai valori ancestrali della vita di campagna. L’idea di recuperare quel luogo di memoria coinvolge Tagliolini a tal punto da indicare i dispositivi per gli interventi di risanamento dell’antica fabbrica e, in ultimo, da ricostruirne anche l’originario valore semantico. Mi diceva che di quella villa era importante l ‘affidamento ad una nuova funzione che rispondesse ai bisogni della vita contemporanea, perché, ove il riuso fosse stato congeniale e rispettoso del carattere dell’antica dimora, esso ne avrebbe migliorato e prolungato la sopravvivenza. Nei suoi ultimi disegni preparatori si colgono tutte le vibrazioni appassionate del Maestro che indica tre porte senza fornice che si stagliano, come sospese, verso uno specchio d’acqua cristallina. Dalle porte scavate traspare il cielo limpido e onnipresente di una Sicilia immersa in una inspiegabile tristezza, come se immanente, si leggesse la consapevolezza di un disastro che sta per accadere”.

I presagi erano palpabili: una scellerata e miope visione della proprietà, attestata ancora oggi al Demanio della RegioneSiciliana, ha dapprima compromesso il funzionamento di tutta l’area termale, con la distruzione delle piscine d’acqua sulfurea, dove già, oltre 2000 anni fa i romani venivano a curare gli acciacchi corporali e dello spirito e, per completare il misfatto, venivano poi, definitivamente chiusi i due alberghi della città, fiori all’occhiello del turismo termale del sud Italia”.

Compromesso anche il complesso monumentale di San Francesco, col suo splendido auditorium da oltre 200 posti e le opere d’arte contenute nel chiostro e negli uffici del Commissario Liquidatore, opere del calibro di GIANBECCHINA, RENZO VESPIGNANI, NINO GERACI, VINCENZO NUCCI, ARNALDO POMODORO E DELLO STESSO TAGLIOLINI, insieme ad una moltitudine di artisti minori, valutati ben oltre il milione di euro”.

Concludo con un ricordo rivolto alla mia isola e a Sciacca, accanto ad Alessandro, ambasciatore capace e aedo di tutto ciò che della Sicilia è misterioso, poetico ed eroico. Poeta del giardino, ci ha lasciato l’eco di sedimenti di un popolo che continua a navigare ma senza una meta definita. Ed è proprio al maestro, che ha saputo creare questi mirabili oggetti che prima d’ora avevamo soltanto sognato, vorrei dire con commozione, grazie Alessandro!”.

L’Ispettore onorario dei beni architettonici di Sciacca, arch. Pippo Cattano, è riuscito con questo suo intervento a fare una sintesi dell’excursus storico del sistema di verde urbano della città di Sciacca, utilissimo anche questo per comprendere l’enorme importanza del parco termale per la stessa identità cittadina in termini di verde pubblico:

Infine Antonella Bondì, che ha concluso gli interventi dei relatori con questo suo autentico appello alla coscienza identitaria della comunità cittadina, nel quale competenza e passione civica si sono mirabilmente integrati per delineare quella visione concreta di futuro e di sviluppo che la classe dirigente della nostra città non ha mai avuto, e riteniamo che non sia certo un caso che ad una persona con un tale spessore non sia mai stato proposto di rivestire un ruolo amministrativo:

E a conclusione della giornata di convegno ulteriori spunti assai interessanti dal punto di vista paesaggistico per la nostra città sono arrivati dalla tavola rotonda moderata da Andrea Cassone, Presidente Nazionale AIAPP, e alla quale hanno partecipato Carlo Tosco, Presidente Comitato tecnico scientifico del Centro per lo studio del Giardino e del Paesaggio – Fondazione Tagliolini di San Quirico d’Orcia, Salvatore La Mendola, Presidente Ordine Architetti P.P.C. della Provincia di Agrigento, Maria Giovanna Mangione Presidente Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Agrigento, Domenico Armenio Presidente Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento, Paolo Mozzicato Presidente Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, Mariagrazia Leonardi Presidente IN/Arch Sicilia e Vincenzo Todaro Presidente INU Sicilia.