Chi mi conosce sa che la tradizione siciliana é per me un credo fortemente radicato e che il rispetto dell’arte della ceramica fa parte integrante di questo credo. Tuttavia, i ripetuti atti di vandalismo che prendono di mira i meravigliosi vasi decorati dai nostri ceramisti che abbelliscono alcune strade della città, oltre che generare un sentimento di sdegno e di rabbia, mi portano a considerare che alcune città della ceramica hanno adottato delle soluzioni al problema che sicuramente avevano anche loro.

A ribattere, colpo su colpo, agli atti persecutori contro la bellezza della città, sono stati, fin qui, il Comune e le tante associazioni del territorio che hanno a cuore il decoro di Sciacca. Si sono ripetutamente impegnati a rimettere a posto quello che era stato danneggiato: rifare ogni singolo elemento ceramico, sia esso una grande giara, sia un vaso portafiori. “Al brutto rispondiamo coltivando la bellezza” (L’AltraSciacca n.d.r.)

E adesso vi dico cosa ho visto, durante uno dei miei viaggi recenti, in Sardegna, a Bosa, un delizioso comune di 7316 abitanti, in provincia di Oristano.

Anche qui la tradizione delle ceramiche viene coltivata e tramandata da secoli e i manufatti degli artigiani contemporanei trovano posto nelle vie e nelle piazze principali.

Una di queste vie, quella centrale, é addobbata con vasi che pendono appesi a delle funi, addirittura.

Sono stata così scimunita da chiedere a uno di Bosa come quei vasi non costituissero un pericolo per i passanti, vista la loro pesantezza. Pensavo fossero di ceramica dipinta nei caratteristici colori locali. Quel signore si é messo a ridere e mi ha risposto: “Signora, sono fatti in vetroresina. Resistono ai vandali e alle intemperie”. Ho così capito tardivamente e, da ingenua come sono, che anche tutte le altre “ceramiche” che abbelliscono Bosa sono “finte”, ma ugualmente decorative nella loro perfezione.