Il sipario sulla sedicesima edizione del Letterando in fest di Sciacca è calato ieri sera con un evento finale davvero bello, la riduzione teatrale realizzata da Teatr’Oltre del testo drammaturgico di Walter Veltroni edito da Einaudi: “QUANDO CADE L’ACROBATA ENTRANO I CLOWN – Heysel, l’ultima partita”.

Chi ha i capelli bianchi come me quel tragico evento di quarant’anni addietro, 29 maggio 1985, non potrà mai dimenticarlo.

Rimarrà per sempre impresso nella memoria, pur avendolo soltanto visivamente vissuto attraverso il filtro del mezzo televisivo.

Come dimenticare, da appassionato di calcio, quell’attesa impaziente per la finale di Coppa dei Campioni (allora si chiamava così) tra la Juve e gli inglesi del Liverpool, e poi quella voce stranamente tirata di Bruno Pizzul con cui iniziava il collegamento dallo stadio Heysel di Bruxelles e che ti faceva subito comprendere che qualcosa di strano, anzi di tragico stava accadendo o era addirittura già accaduto…

Quella voce di Pizzul che tutti noi appassionati di calcio abbiamo imparato ad amare e che quel giorno non ti stava raccontando di una partita di calcio, ma di incidenti tra le due tifoserie, di scontri sugli spalti, di una fuga in massa e di gente che calpestava altra gente, di feriti e poi addirittura di morti, di appelli dagli altoparlanti dello stadio da parte dei capitani delle squadre, del dubbio assillante e tragico partita sì/partita no, di due squadre che scendono in campo con un’ora e mezza di ritardo e non si capisce bene a far cosa, di Bruno Pizzul che dopo pochi minuti dal fischio di inizio comunica in telecronaca diretta che i morti sono 39, di un calcio di rigore che non sarebbe rigore realizzato da Platini, di una vittoria finale della Juve per 1 a 0 che non comprendi bene che valore abbia con quei 39 morti ancora distesi sul prato ai bordi di uno stadio vecchio e malandato.

Nel 2010, agli esordi della sua carriera di scrittore, Walter Veltroni, illustre tifoso della Juventus, ci ha scritto su un libro e Franco Bruno, presidente di Teatr’Oltre quel lontano giorno in cui il libro venne presentato al Salone del Libro di Torino era proprio lì, tra il pubblico.

Ieri sera, introducendo il lavoro teatrale realizzato dalla sua compagnia, ha raccontato di aver avuto immediatamente l’idea di utilizzare quel testo per una riduzione teatrale, tanto chiederne il permesso a Veltroni.

Permesso immediatamente accordato da Veltroni, ma Franco non immaginava che questo suo istintivo desiderio si sarebbe realizzato sul palco ben 15 anni dopo, ieri sera, come atto conclusivo del Letterando in fest 2025.

E anche qui CORPI, tematica del Letterando di quest’anno, 39 corpi che restano a terra, morti, una morte senza senso, preludio in un ambito sportivo di quelle barbarie che nel corso degli anni stanno sempre più intensamente costellando la storia del mondo e dell’umanità.

In cinque sulla scena: due attori e tre musicisti, con un sottofondo musicale dal vivo che fa da colonna sonora con musiche originali.

È notte. Un uomo e una donna occupano la scena, sono in una stanza d’albergo e dovrebbero festeggiare il loro decimo anniversario di matrimonio. L’uomo ripensa alla loro storia d’amore, e a una relazione costruita sulla sincerità. Ma ecco che ritorna con il pensiero agli anni trascorsi e a quell’unica bugia: un viaggio, un viaggio a Bruxelles per assistere ad una partita, un evento nascosto alla sua ragazza, che finirà per popolare di incubi la sua vita.

Non voglio capire che negli stadi si possa morire, che negli stadi ci può essere anche il colore del sangue:, questa una delle frasi più significative contenuta nel libro di Walter Veltroni Quando cade l’acrobata, entrano i clown. Heysel l’ultima partita. Un libro che diventa un monologo teatrale per ricordare una delle giornate più nere del calcio e della vita sportiva di tutti i tempi.

La voce del monologo è quella di un uomo che ricorda la notte del dramma allo stadio Heysel. E la racconta con i toni drammatici del fidanzato che pensa di non poter più vedere la sua ragazza lasciata a casa, a cui aveva raccontato quella bugia per nascondere la sua sfrenata passione per il calcio (Ti avevo detto che andavo a Londra e invece sono a Bruxelles). Dalle parole che danno corpo alla rappresentazione teatrale emerge la crudezza del dramma, di uno stadio trasformato in teatro dell’assurdo, di vite distrutte, di trentanove morti e seicento feriti, ragazzi andati lì per divertirsi e trovatisi immersi nella tragedia. Il mondo del calcio ha conosciuto un prima e un dopo Heysel. Dopo quella dramma, il calcio si è dato più regole ed è stato fatto lo sforzo di rendere gli stadi dei luoghi più sicuri. Perché non si può immaginare che in uno stadio si possa soffrire e piangere per qualcosa diverso dal risultato.

Semplicemente magnifica l’interpretazione di Salvatore Venezia, che ha curato anche la regia, e che con il suo monologo quasi ininterrotto e sui toni del drammatico raggiunge vette di intensità interpretativa davvero eccezionali.

Significativa ed intensa anche la presenza in scena scena, sopratutto in termini di partecipazione emotiva e corporea, di Annarita Maretta, con un ruolo che riesce a dare spessore all’insieme in termini di gestualità e di movimento più che con le parole, e proprio per questo ancor più difficile.

Suggestive e piene di senso le musiche originali suonate dal vivo dai tre componenti le Erberomatiche:

Complimenti, complimenti davvero a Salvatore Venezia e a tutta la compagnia di Teatr’Oltre, per questo riuscitissimo lavoro di cui Vi proponiamo alcune immagini e alcuni frammenti: