La situazione finanziaria tra AICA e i Comuni soci è diventata ufficialmente insostenibile.

Secondo la situazione di bilancio al 31/12/2024, pubblicata dall’Amministrazione AICA, i crediti vantati dall’azienda sono esigibili ed esecutivi. Il totale netto supera 6,4 milioni di euro, e riguarda quasi tutti i Comuni del territorio agrigentino, come descritto nella seguente tabella:

Si evidenzia che i Comuni in giallo in questa tabella sono in credito verso AICA, e dunque vantano una posizione attiva e non debitoria.

Di fronte a una persistente morosità, il Consiglio di Amministrazione di AICA ha avviato i decreti ingiuntivi per procedere al recupero coattivo delle somme dovute. L’appello ai Sindaci, che sono anche soci dell’azienda consortile, è chiaro: provvedere al pagamento per garantire la liquidità e l’operatività dell’ente pubblico.

Un bene pubblico da salvaguardare

AICA è un bene pubblico, con impianti e reti che fanno parte del demanio, come stabilito dalla legge, dal Codice Civile, dalla  Costituzione e persino dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La sede di AICA ad Agrigento

Il servizio idrico è essenziale per cittadini e imprese, e non può essere messo a rischio da decisioni unilaterali, disattenzioni o scorciatoie politiche. I Sindaci hanno la responsabilità di garantire la sostenibilità di AICA, non solo per legge, ma per dovere civico verso la comunità che amministrano.

Le disposizioni di legge parlano chiaro: il credito di AICA verso i Comuni è esigibile nell’immediato, senza alcuna attenuante.

Il sindaco di Favara, Antonio Palumbo, ha dichiarato:

E’ il momento della responsabilità, e mi rivolgo ai tanti sindaci che ancora oggi stanno subordinando gli interessi personali a quelli della collettività: al netto delle difficoltà oggettive e degli errori gestionali di Aica, la consortile idrica pubblica è l’unica realtà che ci separa da un ritorno dei privati che in tanti sembrano quasi auspicare”.

Molti Comuni non hanno al momento provveduto a versare importi per centinaia di migliaia di euro: dal mancato pagamento delle fatture per l’acqua utilizzata dalle strutture pubbliche al prestito destinato alla costituzione della società e che venne assegnato dalla Regione ai municipi per questo scopo”.

Un comportamento irresponsabile, miope, e purtroppo – prosegue il sindaco di Favara – temo spesso anche doloso che comporterà la morte di Aica, che già oggi non è più nelle condizioni oggettive di pagare le fatture alle imprese che forniscono i servizi di riparazione e manutenzione, le quali, comprensibilmente, non ripongono più alcuna fiducia nella società. Tutto questo – conclude Antonio Palumbo – non ce lo possiamo più permettere: sia per i danni che questa situazione provoca ai cittadini ormai esasperati sia perché, a lungo termine, non potremo più garantire anche ogni minimo servizio ai cittadini“.