Questa sera, in una Sala degli Archi gremita in ogni ordine di posti, sono rimasta letteralmente incollata alla sedia dal primo all’ultimo minuto della presentazione del libro dell’architetto Calogero Segreto.

Dal dialogo con il giornalista Massimo D’Antoni è emersa una narrazione appassionata di un periodo storico i cui echi ciascuno di noi della nostra generazione ha sentito tante volte dal racconto dei nostri nonni , lasciando pagine ancora non del tutto scritte e vicende e personaggi ricoperti dalla patina inesorabile del tempo. Calogero Segreto in questa che lui stesso definisce “ricerca”, ha cercato di squarciare il muro della dimenticanza che ha oscurato per tanti anni le vicende umane che hanno avuto come protagonisti centinaia di partigiani siciliani e agrigentini in particolare. Quelli che, rientrando dal fronte, dicevano di essere “soldati” e di avere fatto la guerra, senza mai dichiarare apertamente di avere militato tra le fila dei partigiani. Le condizioni e il contesto storico non hanno permesso a questi valorosi e disadattati nostri compatrioti di reinserirsi nel tessuto sociale della loro terra di origine, costringendo la maggior parte di loro, a ritornare in quelle regioni dove avevano svolto la loro azione di combattenti per la libertà della nostra nazione.

Calogero Segreto ha iniziato un percorso finora non battuto da nessun altro studioso per quanto concerne i partigiani della nostra città. Ha consultato centinaia di siti alla ricerca di tracce che portassero a svelare i loro volti, a conoscere i loro movimenti, le destinazioni, il loro vissuto. Ha chiesto ai parenti di queste persone di aprire e cercare nel fondo dei loro cassetti le foto sbiadite di quei congiunti in divisa dimenticati. Ha consultato documenti e archivi. Un lavoro certosino che gli ha svelato persone e vicende che stasera ci ha raccontato, instancabile, come un fiume in piena. Un lavoro che lo ha, passo dopo passo, portato a scoperte che non si aspettava e che , adesso, lo riempiono di soddisfazione. La storia che si fa storiografia, l’indagine che si fa passione, la ricerca che si fa documento. Quel vuoto storico che si pensava ci fosse nella lotta partigiana in Sicilia e che generava in Calogero Segreto, come in molti di noi, un senso di colpa come se fossimo stati tagliati fuori da una parte così importante e risolutiva del secondo conflitto mondiale, adesso è stato colmato. L’architetto Segreto lo ha tolto dall’oblio.